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Viaggio a Il Cairo

Il Cairo non è una città che ti conquista a prima vista. Non è elegante. Non è ordinata. Non è armoniosa. È grande, caotica, rumorosa e spesso faticosa. Però custodisce uno dei luoghi più straordinari del mondo. Ed è per quello che si viene a fare un weekend al Cairo come anche uno stop-over.

Siamo stati al Cairo due volte, una nel mese di gennaio e una ai primi di aprile. In entrambi i casi le temperature erano ancora accettabili. Scegliere quando andare, infatti, è un punto importante, perché tra smog, traffico e polvere, con quaranta gradi l’esperienza può diventare impegnativa. Quindi bisogna evitare i mesi estivi.

Appena si atterra si entra in un’altra dimensione urbana. Una distesa infinita di palazzi color sabbia, spesso incompiuti o fatiscenti, avvolti in una cappa grigia che dalla Cittadella si vede benissimo. Smog e polvere si mescolano e rendono l’aria pesante. La città supera i venti milioni di abitanti, forse molti di più. Gente ovunque. A piedi, in macchina, in moto. Il traffico non è un problema. È lo stato normale delle cose. I clacson sono continui. Non c’è un’auto senza ammaccature.

La prima volta avevamo scelto un hotel in centro, tra Zamalek e la zona di piazza Tahrir. Alberghi di catene internazionali, cinque stelle a prezzi tutto sommato convenienti. Piscina sul Nilo, camere spaziose, standard occidentali. Tutto perfetto finché non si doveva uscire.

Un tragitto di pochi chilometri può richiedere ore di trasferimento. Una volta per raggiungere Giza dal centro ci abbiamo messo quasi tre ore per una distanza ridicola. Nel tragitto il tassista si è anche fermato a prendersi un tè alla menta mentre noi aspettavamo in macchina. Esperienza davvero autentica.

I taxi tradizionali sono vecchi, spesso senza aria condizionata e senza tassametro. Il prezzo si contratta prima di salire. Il tassista scrive una cifra sulla mano, tu dici di no, lui la cancella con lo sputo e ne scrive un’altra. Finché si arriva a un accordo. In più, pochi parlano inglese davvero. Una volta abbiamo chiesto di tornare al nostro hotel e ci siamo ritrovati davanti a un albergo qualsiasi con il tassista che assicurava “hotel good, good”. Non era il nostro. Ma secondo lui era meglio.

Per questo motivo, durante la nostra seconda visita abbiamo cambiato strategia scegliendo un hotel a Cairo West, zona residenziale più vicina a Giza e al Cairo Sphinx Airport, che oggi serve molti voli diretti dall’Europa. È una scelta pratica. La città è talmente grande e congestionata che comunque bisogna usare Uber per tutto, ma almeno si accorciano le distanze verso le Piramidi.

Uber invece funziona bene. Arriva in tempi ragionevoli e le auto sono in condizioni migliori rispetto ai taxi. Però quasi a ogni corsa cercano di chiedere qualcosa in più rispetto alla cifra mostrata sull’app. Dicono di aver fatto un percorso più lungo per lavori o deviazioni. Dopo un giorno abbiamo capito che arrotondando un po’ si risolve tutto. Se la corsa costa 160, si danno 200. Parliamo di uno o due euro di differenza. Loro sono felici e non insistono.

Al Cairo, nonostante sia una metropoli enorme e abitata da oltre 20 milioni di persone, sono sufficienti due giorni pieni per visitare tutto ciò che merita. Il primo si dedica interamente alle Piramidi e al nuovo museo. Il secondo al centro. Oppure viceversa.

La spianata delle Piramidi di Giza resta il motivo per cui si viene qui. E giustifica il viaggio. Nonostante il rumore della città sia arrivato ormai quasi ai loro piedi. L’area oggi è organizzata molto meglio rispetto al passato. Si può entrare dal lato della Sfinge oppure dal Visitor Center sull’altro lato. Ci sono pullman elettrici gratuiti che fermano in diversi punti e permettono di esplorare l’area senza dover camminare sotto il sole per chilometri. I biglietti si fanno online. Conviene sempre.

La cosa migliore è prendersi mezza giornata senza fretta. Camminare in mezzo alle piramidi. Fermarsi. Guardarle da angolazioni diverse. Allontanarsi un po’ per trovare prospettive meno affollate. Il contrasto tra il deserto, immobile da millenni, e la città che avanza è impressionante.

Ci sono molti cammellieri sparsi per il sito. Ti fermano, attaccano discorso e offrono il classico giro con la formula “paghi quello che vuoi”. Poi, alla fine, quello che vuoi non basta più. Basta saperlo e concordare prima il prezzo. La foto sul cammello con le piramidi sullo sfondo è un grande classico. Turistica, certo. Ma quando ricapita.

La Sfinge è più affollata perché lo spazio è limitato. Si passa tra transenne e gruppi organizzati. Con un po’ di pazienza si trova comunque l’angolazione giusta con la piramide di Chefren alle spalle. All’interno del sito c’è anche il Pyramids Lounge, un ristorante con una vista molto bella su tutte e sette le piramidi. Non è economico rispetto agli standard locali, ma la posizione è notevole.

Nel pomeriggio si può andare al vicino Grand Egyptian Museum, il modernissimo GEM. Molti reperti sono stati trasferiti qui dal vecchio Museo Egizio del centro. La struttura è grande, luminosa, molto più moderna rispetto al museo storico di piazza Tahrir. Il percorso racconta in modo ordinato la storia, l’arte e la vita quotidiana dell’antico Egitto. Dopo aver visto le piramidi, è il completamento naturale della giornata.

Attenzione a tavola. Meglio evitare cibi crudi, frutta e verdura lavate con acqua locale. Limitarsi a ciò che è stato cotto, fritto o bollito. Non è un dettaglio secondario.

Il secondo giorno si visita nel centro del Cairo. Qui si nota subito lo smog, il traffico e il rumore continuo. Gli edifici sono spesso malridotti. Sabbia e polvere ovunque. Mendicanti, venditori, caos. È una città che non nasconde nulla.

Il mercato Khan El Khalili è la prima tappa. Immenso, nel cuore della città. Si vende di tutto. Souvenir, gioielli, artigianato, abiti. Alcuni vicoli sono molto caratteristici, come Medaq Alley e i dintorni della moschea di Al Ashraf Barsbay. È affollato e insistente, ma fa parte dell’esperienza.

Dentro il souk vale la pena fermarsi al caffè El Fishawy, uno dei più antichi del Cairo. Specchi, tavolini ravvicinati, tè alla menta e shisha. Ci si siede e si osserva.

 

Appena fuori dal mercato, attraversando la strada con il sottopasso, si entra nella moschea di Al Azhar. L’immenso cortile bianco, dominato dai minareti, è spesso pieno di studenti con libri e quaderni in mano. È uno dei luoghi più belli e più tranquilli del centro.

Poi si sale alla Cittadella, l’antica fortificazione sulla collina del Muqattam. In cima c’è la moschea di Muhammad Ali, imponente. Da lì la vista sulla città è totale. Si capisce davvero quanto sia sconfinato il Cairo. È uno dei pochi posti che si possono definire davvero belli.

Per una pausa meno caotica si può camminare lungo la promenade sul Nilo tra il ponte del 6 Ottobre e il ponte Qasr El Nil. È privata, si paga un piccolo ingresso, ma è uno dei pochi tratti ordinati e relativamente puliti. In alternativa, il classico giro in feluca al tramonto.

Qualcuno suggerisce la visita alla Città dei Morti descrivendola come luogo mistico dove si vive tra le tombe. La realtà è molto meno suggestiva. È una grande area povera e degradata. Non l’abbiamo trovata interessante. Molto meglio fare un giro sul Nilo in Feluca, magari al tramonto quando le luci della città si accendono.

 

Alla fine, il Cairo resta una città difficile. Non è piacevole nel senso tradizionale del termine. È estenuante. Ma le Piramidi, da sole, bastano a giustificare tutto. E forse è proprio questo contrasto tra grandezza millenaria e caos contemporaneo a renderla affascinante.

La mappa del nostro viaggio a Il Cairo