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Montagna

Tutte le discipline dell’alpinismo, nonostante i nomi da brivido, sono ormai aperte anche a chi ha poca esperienza. Basta avere l’approccio giusto e non correre mai rischi inutili. Ci si deve rivolgere a guide esperte, non osare mai troppo e non spingersi mai oltre i limiti. Vivere in Italia significa poter godere del privilegio di avere sotto mano ogni possibile esperienza di montagna, dall’alpinismo vero a  ferrate, dal free climbing al trekking su vulcani.

E poi, meno facili di raggiungere ma con paesaggi ed emozioni da pura adrenalina, ci sono alcune parti del mondo dove gli appassionati di montagna non possono non andare. Le Ande per il trekking estremo, le Himalaya per l’alpinismo, Yellowstone National park per l’arrampicata, Kilimangiaro per un’esperienza unica nel cuore dell’Africa.

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Il posto migliore per conoscere la montagna,  fare esperienza e sbizzarrirsi nell’apprende le varie tecniche sono sicuramente le Dolomiti, la montagna più bella del pianeta per paesaggi, accessibilità e sicurezza, con un’infinità di percorsi attrezzati per ogni livello e centri alpini che assicurano elevata assistenza e professionalità.

Ferrata - Cortina estate 2012 26

Pochi sanno che proprio per la maestosità delle Dolomiti le scene più spettacolari del film “Cliffhanger” con Silvester Stallone, pellicola culto per gli appassionati di sport di montagna, sono state girate non in Colorado come fa credere il film, bensì … sopra Cortina d’Ampezzo!

Vie ferrate

E’ proprio sulle Dolomiti Ampezzane che abbiamo sperimentato le nostre prime vie ferrate.

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Una delle più belle, panoramiche ed anche piuttosto facile è quella che porta al Monte Cristallino. Da Cortina si arriva con la cabinovia al Rifugio Lorenzi (2932 metri) da dove parte la strepitosa via ferrata “Ivano Dibona”. Lungo il percorso, relativamente facile ma da affrontare necessariamente con l’imbracatura e casco,  si attraversa il famoso in tutto il mondo ponte sospeso che si vede crollare proprio nel film di Stallone.Due funi di ferro, un centinaia di tavole di legno ed un vertiginoso precipizio sotto i piedi. Da brivido! L’unica difficoltà che rappresenta la ferrata Ivano Dibona è sono i 30 metri finali, sia di salita che di discesa, con senso unico obbligatorio dai due lati del crostone del Cristallino, a 3008 metri d’altezza, da dove però il panorama è indimenticabile.

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Un’altra ferrata, relativamente facile, ma di grande suggestione, è quella sul Monte Paterno, (4 ore circa in tutto), da dove si gode una strepitosa vista sulle Tre Cime di Lavaredo che sovrastano il lago Auronzo. Queste ultime, icone dell’alpinismo mondiale, sono molto più impegnative e richiedono una guida esperta e attrezzatura tecnica.

Lavaredo up4

 

Alpinismo

Abbiamo affrontato la spettacolare Cima Grande di Lavaredo, un sogno per molti alpinisti fino all’inizio del secolo scorso, ingaggiano una guida alpina che ci ha portati attraverso la “via normale”, un percorso con difficoltà di II-III grado. L’intera scalata dura 7 ore, si parte di mattina presto, con un’appuntamento con la guida alle 05:30. La scalata è incredibile, il paesaggio pure, ma in cima di solito si rimane poco, anche con il bel tempo, altrimenti si rischia di ritrovarsi all’improvviso in mezzo alle nuvole che si accumulano in pochi istanti creando un notevole pericolo per chi si trova lassù. Ogni anno più di un alpinista ci lascia la pelle colpito da un fulmine.

La discesa è in corda doppia, facendo alcuni tratti di roccia verticale di cinquantina di metri. L’unico vero pericolo è rappresentato dalla quasi totale assenza di percorsi fissi, per cui in molti tratti ci si assicura uno con l’altro, pratica rischiosa in caso di scivolata di uno dei membri del gruppo o cedimento di sassi e spintoni. Comunque, con un po’ di follia e nervi saldi è un’esperienza unica.

Rifuggio Lorenzi

Trekking

Disciplina amata da molti e praticata ovunque ci sia una montagna, ma per noi mancava di quel minimo di adrenalina per farci appassionare. Finche, durante una vacanza in Sicilia Orientale, non abbiamo deciso di risalire i 3343 metri dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa dichiarato Patrimonio dell’Umanità.

Per via delle continue eruzioni e della pericolosità data dai costanti mutamenti spesso l’accesso ai crateri sommitali, quelli in cima, per intenderci, è vietato. Ci aspettavamo un escursione bella ma nulla di più, invece è stata un’esperienza straordinaria. Arrivati in auto al Rifugio Sapienza (1900 metri) incontriamo i ragazzi di Etna touring (sito), società di guide vulcanologiche autorizzate, con cui stiamo per trascorrere mezza giornata in esplorazione dell’Etna. È pazzesco vedere sul piazzale del rifugio, con ampio parcheggio e atmosfera vacanziera, gruppi di stranieri in ciabatte e bermuda arrivati direttamente dalle spiagge sotto Taormina, in netto contrasto con il nostro abbigliamento da alta montagna. Per fortuna dopo un certo punto non possono proseguire, ma possono comunque ammirare il maestoso cratere che si trova a ridosso della strada.

Dopo il briefing tecnico, in cui ci spiegano il percorso, si fa la verifica dell’equipaggiamento. Nonostante la calura siciliana ed il fatto che ad agosto sulla costa, distante pochi decine di chilometri, si raggiungono tranquillamente i 40 gradi all’ombra, in cima può fare davvero freddo, il tempo cambia con una velocità impressionante e in pochi istanti il cielo da sereno si ricopre di nuvole e comincia a piovere.

La prima tappa della salita si fa con la Funivia dell’Etna che ci porta a 2500 metri. Il paesaggio che ci circonda è lunare, fatto di distese di sassi e roccia scura, bocche di piccoli crateri, tracce di colate di lava. Una volta scesi dalla funivia ci attendono gli speciali mezzi 4×4 con cui raggiungiamo la Torre del Filosofo, in quota 2900 metri. Le guide indicano vari punti dell’enorme massiccio illustrando i cambiamenti dopo ogni eruzione, 2003, 2004, 2005 … 2015, 2017 … praticamente un continuo.

Lasciamo i pulmini e proseguiamo a piedi. Due gradi cartelli sui lati del sentiero vietano ogni acceso se non accompagnati da guide autorizzate. Ci spiegano di non lasciare mai il tracciato perché si rischia di sprofondare in bolle o cave nascoste dallo strati di lava. Da cui in poi i caschi sono obbligatori. Intorno a noi il paesaggio si fa sempre più intenso, da altro pianeta. È il versante sud dell’Etna, spettacolare. Camminiamo in fila indiana, mentre in lontananza si cominciano ad intravedere qua e là dal terreno delle fuoriuscite di vapore acqueo.

Dopo un’ora e mezzo che praticamente non si sentono raggiungiamo la sommità del vulcano, a quota 3.300 metri fermandoci, letteralmente, sul bordo del cratere Bocca Nuova. Solo lì ci si rende conto di quanto sia incredibile una simile avventura. Il cratere fuma, espelle gas e vapori e si sentono di continuo dei boati provenienti dalla gola. Ogni tanto si sente un boato più forte e dopo poco il cratere spara in aria, proprio sotto i nostri piedi, frammenti di roccia e sassi incandescenti. Altri fumi escono da fessure e spaccature sui pendii circostanti, spesso di zolfo, che ci costringe si coprirci la bocca con le felpe per poter respirare. Siamo in cima, formata da più crateri che giriamo camminando sul bordo delle bocche. Il Cratere centrale, Cratere sSud-Est, Nord-Est, Voragine … Etna è un vulcano in continuo mutamento, dove in ogni momento si possono aprire nuovi crateri. Anche il colore delle rocce intorno a noi cambia, dal nero a rosso, verde acido, giallo arsenico. L’aria sommitale è immensa e la sua maestosità laccia senza parole.

Cominciano a scendere, questa volta sull’altro versante dove ci attendono panorami altrettanto incredibili. Il sentiero segue le creste di crateri spenti, mentre lo sguardo spazia sulle grandi vallate desertiche, tra cui la regina di tutte, la Valle del Bove. Dopo due ore di discesa, alle 16.00, siamo di nuovo alla funivia. Da qui la vista sul mare è impareggiabile. Siamo stanchi ma felici di una straordinaria esperienza.

In giro per il mondo avevamo già visto luoghi simili, estremi, forti, che sembra non appartenessero al nostro pianeta. Dall’Islanda agli altopiani del Chile e della Bolivia, raggiungibili dopo decine di ore di volo e giorni di fuoristrada, ma non pensavano di poter rivivere le stesse emozioni a casa nostra, nella nostra Italia. E forse anche più forti, per via di quei boati ed esplosioni sotto i nostri piedi, di quella montagna tremante che fa sentire tutta la incredibile potenza della natura.

E a proposito di trekking estremo, se si vuole provare il brivido dovuto all’altitudine, alla mancanza di ossigeno e alle gambe che non rispondo più, beh, abbiamo trovato tutto questo durante il nostro viaggio sulle Ande e in particolare modo affrontando la metà più ambita per ogni appassionato di questa disciplina. E’ la Rainbow Mountain, in Perù, a 5000 metri di altitudine dove si arriva, per i meno allenati solo grazie alle foglie di coca da masticare e, spesso, aiutandosi anche con le bombole di ossigeno, dopo ore di cammino. Tutte queste difficoltà non fermano, però, le centinaia di persone che ogni giorno si recano in questo luogo magico, bellissimo ed unico.

Free Climbing

Kiro si è cimentato anche in questo, sostenendo che le sensazioni e l’emozione dell’arrampicata sono incredibili. L’aspetto fondamentale è la sicurezza perciò serve sempre attrezzatura di qualità, controlli e, per chi non è un esperto, pareti con percorsi prestabiliti ed istruttori con esperienza.

La regole base della tecnica, invece, sono poche e semplici … basta stare più “piatti” possibile rispetto alla parete, spingere con i piedi e non con le mani, a differenza di quello che si pensa, e calcolare bene i movimenti di leva. E se si sbaglia, c’è sempre la corda a salvarci, basta avere fiducia 🙂 Con una tenuta di oltre 2 tonnellate il rischio di spezzarsi è nullo. Il resto è puto divertimento.

Le nostre montagne offrono innumerevoli “palestre” naturali per praticare l’arrampicata, dalle Dolomiti all Abruzzo, imparando le prime ed essenziali tecniche ed allenarsi prima di affrontare i percorsi migliori. E tra quelli non possiamo non indicare le pareti più belle e panoramiche per il free climbing in Italia, le 5 Torri. Date un’occhiata e ve ne innamorerete.

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E se vi dovesse capitare, visto che non sono molte le località che offrono questo brivido, non mancate un’arrampicata sul ghiaccio. Esperienza che non ha nulla a che vedere con il free climbing dove si usano le mani nude. Faticosissima, pericolosa (parliamo pur sempre di acqua congelata perciò fragile e friabile), l’Ice climbing richiede un’uso sapiente dei picconi, scarponi chiodati e soprattutto … avere una passione per il freddo. Qui Kiro prova la disciplina sul ghiacciaio austriaco di Stubai.

Parco avventura

Cosa c’è di meglio per far sperimentare le tecniche di alpinismo ai bambini in totale sicurezza? I Parchi avventura ormai sono presenti in tutta Italia, non serve essere per foza in montagna, e anche nelle grandi città come Roma è possibile divertirsi da soli o con un gruppo di amici.

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Noi ci abbiamo portato Viky e Alex diverse volte, sia in montagna che in città, e ogni volta si sono divertiti come matti. Si inizia coi percorsi più facili fino ad affrontare quelli veramente impegnativi che sono adatti anche (e soprattutto) agli adulti. La cosa bella è che possono abituarsi ad usare l’imbracatura, all’altezza e ai passaggi più impervi, senza alcun rischio… un’esperienza da fare!

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Se volete conoscere di più la zona intorno a Cortina d’Ampezzo, non perdetevi il nostro racconto di viaggio cliccando qui.

www.trecime.info