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Viaggio in Tailandia

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n paese alla mano, affascinante ed accogliente, ricco di templi e bellezze naturalistiche, ma soprattutto amichevole, grazie ai suoi abitanti la cui cultura improntata sull’ospitalità e la gentilezza fa sentire ogni visitatore a casa propria. Questo e molto di più nel nostro viaggio in Tailandia. Esotica, economica, easy, abbastanza sicura per girarla in lungo e in largo e per questo ormai da decenni una meta immancabile per i globetrotters di tutto il pianeta. Dopo il devastante tsunami del 2004 questa “tigre asiatica” ha saputo rimettere in moto la macchina del turismo come poche altre e le sue coste più colpite, da Phuket a Krabi, sembrano oggi vivere una nuova vita.

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La Tailandia mette a proprio agio, rilassa con il suo stile adatto a tutti i gusti e a tutte le tasche, le onnipresenti gigantografie raffiguranti il Re con i suoi occhialetti e vestiti dorati rassicurano e i colorai tuk-tuk che sfrecciano nl caos cittadino mettono in buon umore. Per non parlare del cibo thai che (almeno secondo noi) è una vera delizia. Certo, contrariamente a quanto pensano coloro che non conoscono bene quella parte del globo, le spiagge non sono tutte “cristalline” anche se i luoghi paradisiaci come Koh Phi Phi e altri non mancano e a volte il tutto possa sembrare un po’ troppo dozzinale e caotico, ma alla fine questo grande, variegato e pittoresco paese rimane impresso nel cuore lasciando sempre il desiderio di ritornare.

Avevamo deciso di affrontare il nostro viaggio in Tailandia i primi di dicembre, periodo migliore in quanto ancora (relativamente) poco affollato rispetto alle festività natalizie, però considerato già alta stagione. Miky era l’unica che era già stata qui, quasi vent’anni fa, mentre noi altri eravamo davvero emozionati perchè adoriamo l’Oriente in tutte le sue sfaccettature.

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Dicono che la Tailandia può essere visitata in ogni momento dell’anno, visto che i due principali luoghi di mare, l’isola di Phuket e l’isola di Koh Samui, si trovano affacciati su due mari diversi (Phuket sul Mare delle Andamane e Samui dalla parte opposta, sul Golfo di Tailandia) garantendo così sole sia a Capodanno – a Phuket – che ad agosto – a Koh Samui.

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Considerato, però, che abbiamo letto simili affermazioni praticamente per ogni luogo sulla terra, comprese impervie aree geografiche battute da uragani e tempeste, siamo andati sul sicuro optando per la stagione secca e meno calda. Tutto da prendere con le pinze, naturalmente, visto che a Bangkok facevano comunque 35 gradi all’ombra con un umidità che faceva sudare persino le ginocchia… cosa quest’ultima mai provata da nessun’altra parte del mondo. Girando per la città in queste condizioni non ci restava che ringraziare di non esserci trovati qui nel periodo dei monsoni!

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Il nostro itinerario (dopo circa due settimane di studio su internet delle varie possibilità) prevedeva tre notti a Bangkok, tre a Siem Reap, (in Cambogia, una magnifica “parentesi” per visitare i tempi khmer di Angkor raggiungibili in soli quarantacinque minuti di volo. Non perdetevi il nostro viaggio in Cambogia cliccando qui) e poi, ripassando per Bangkok per un rapido cambio d’aereo, ci avrebbe atteso una settimana di mare e sole sull’isola di Phuket.

 

Bangkok

Già atterrando al nuovissimo aeroporto internazionale di Bangkok, Suvarnabhumi, si percepisce che la Tailandia è ormai una nazione moderna, organizzata e con uno sviluppo galoppante degno del XXI secolo, pur ben ancorata alle sue tradizioni come testimoniavano le meravigliose composizioni di orchidee che ornavano i lunghi corridoi dello scalo!

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L’auto dell’albergo ci attendeva puntuale (cerchiamo sempre di avere un’auto dell’hotel all’arrivo in alcuni paesi dove bisogna prima capire come funzionano le cose per poi cominciare a salire su taxi o altri mezzi locali), e dopo circa un’ora di viaggio lungo l’incredibile ragnatela di autostrade sopraelevate a otto corsie che attraversano Bangkok in lungo e largo, tra conglomerati di grattaceli ornati da cupole dorate e rosoni, grandi centri commerciali e immense distese di palazzi bassi dai quali spuntano qua è la le guglie dorate dei templi buddisti, l’autista, destreggiandosi nel traffico intenso (ma sorprendentemente civile soprattutto per chi come noi è abituato a guidare a Roma), si fermò davanti allo Shangri-La, uno degli storici hotel della capitale tailandese.

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La scelta dell’albergo non è stata facile. Bangkok ha due zone distinte che raccolgono la maggior parte degli hotel. La prima è lungo il fiume Chao Phraya, dove si trovano lo Shangri-La e Mandarin Oriental (nel quartiere Silom), Lebua at State Tower (poco defilata) e il Peninsula, dall’altro lato del fiume perciò più scomodo. La seconda area è quella nel quartiere finanziario Sathorn, dove s’innalzano i grattaceli di Banyan Tree, Anantara, Sofitel Chao Phraya, l’Eastin Grand e così via. Studiano un po’ ci siamo convinti che la posizione ottimale era quella del “riverside” e lo Shangri-La non ha smentito le nostre aspettative.

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Lussuoso cinque stelle con una bella piscina da qui si ammirano le barche di passaggio sul fiume, gran confort, colazione tra le migliori che abbiamo mai visto e soprattutto una location perfetta per muoversi ed esplorare la città, cosa importantissima per chi ha poco tempo a disposizione. Appena di fronte dell’hotel si trova una delle stazioni marittime centrali da dove in un quarto d’ora di ferry o barca lungo il fiume si raggiunge tutto quello che c’è da vedere (non tanto, ma molto bello) a Bangkok – il tempio Wat Arun, sulla sinistra, il Palazzo Reale e il tempio Wat Pho sulla destra.

Sopra la stazione marittima, invece, c’è la fermata dello Sky Train, la metropolitana sopraelevata che attraversa il centro e porta alle zone dello shopping, Sukhumvit e Silom.

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Muoversi lungo il fiume a Bangkok è spesso “vitale” per non perdere ore negli incredibili ingorghi di questa metropoli. Naturalmente ci si sposta anche con i tipici tuk-tuk, i risciò motorizzati, e con i taxi. Con i primi, però, per quanto divertenti, rischiate spesso di rimanere comunque bloccati nel traffico cittadino e, fidatevi, lo smog di questa città di 10 milioni di abitanti mischiato al caldo e all’umidità rendono l’aria praticamente irrespirabile. I taxi sono meglio, puliti e sorprendentemente profumati, mentre i tassisti non amano usare il tassametro con gli stranieri preferendo concordare preventivamente il prezzo. Tenete presente che il tragitto dall’aeroporto al centro costa 40 bath (10 euro) che è lo stesso importo che spesso vi chiederanno per una semplice corsa cittadina. Perciò un consiglio – trattate sempre i prezzi!

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Per muoversi lungo il fiume i più comodi sono i traghetti che riescono ad attraccare sbarcando e imbarcando i passeggeri con una velocità incredibile. Qualora, invece, vi dovesse venire voglia, com’è successo a noi, di prendere una delle piccole lance fluviali, una specie taxi, ricordate che le acque sono spesso molto agitate per via del traffico di imbarcazioni, perciò preparatevi a “ballare” sulle onde e prendervi qualche (maleodorante) schizzo in faccia!

Come abbiamo detto poc’anzi, le maggiori attrazioni di Bangkok non sono molte (ma quelle principali sono davvero notevoli) e si trovano una di fronte all’altra in un’area ristretta lungo il fiume Chao Phraya che si attraversa facilmente con le barche di collegamento.

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La prima è il magnifico tempio buddista di Wat Arun che s’innalza sul lato destro. Costruito nel tipico stile khmer, riccamente ornato e pieno di simboli religiosi, è caratterizzato di una gigantesca guglia centrale in cima alla quale si trovano due terrazzi che si raggiungono arrampicandosi lungo le ripidissime scale. Da lassù lo sguardo domina la città. Da non mancare!

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Per quanto possa fare caldo, tenete presente che un rigoroso dress code, consistente in pantalone lungo e spalle coperte (perciò niente bermuda minigonne e canottiere), viene richiesto per poter accedere in tutti i luoghi di culto. In alcuni, come al Palazzo Reale, esiste persino un servizio di noleggio (gratuito) di pantaloni lunghi per i visitatori meno informati.

Poco oltre Wat Arun, sulla riva opposta si trovano le altre due “meraviglie” di Bangkok – il Palazzo Reale e il tempio di Wat Pho.

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Il Palazzo Reale è un luogo di straordinaria bellezza, come d’altronde dovrebbe essere! Un grande conglomerato architettonico che comprende templi buddisti, palazzi, grandi statue mitologiche, guglie dorate e bassorilievi riccamente ornati che lasciano senza parole. Qui si trova il Wat Phra Kaew, il più sacro dei templi tailandesi che custodisce il Buddha di Smeraldo, e l’altissimo “stupa” d’oro che svetta sbrilluccicante al sole. Assolutamente da non perdere!

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Accanto al Palazzo Reale, (basta attraversare la strada) si trova Wat Pho, secondo noi il più bel complesso religioso della città. Perfettamente ristrutturato, è composto da vari cortili che ospitano decine di statue di Budda allineati lungo le pareti, padiglioni di meditazione e preghiera, templi, caratteristici torri a pagoda maestosamente rivestiti di mosaici che s’innalzano al cielo ed infine il suo pezzo forte, la gigantesca statua di Buddha Sdraiato. Questo tempio ci ha colpito veramente per la sua atmosfera unica. E’ quello che ci si aspetta da un vero santuario orientale.

Il Budda sdraiato, poi, con i suoi 46 metri di lunghezza e 15 di altezza, rivestito interamente in oro, è davvero spettacolare.

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Informatevi bene sugli orari di apertura e chiusura (di solito si può entrare entro le 17.00) e portate dei contanti per l’ingresso. Le biglietterie sono spesso sprovviste di POS.

Dopo questa prima giornata a Bangkok, davvero intensa ed emozionante anche se stancante, siamo rientrati in albergo per un meritato riposo in piscina. Avevamo visto tutto quello che meritava ed eravamo davvero contenti.

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La sera, però, ci attendeva un’altra meravigliosa avventura, questa volta gourmet – una cena tipica su un antico battello per il riso lungo il fiume, il Loy Nava. Ci siamo sempre tenuti lontani da esperienze tipicamente turistiche ma questa (a differenza dei battelli moderni con musica a palla e karaoke) era un tutt’altra cosa.

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Avevamo prenotato on-line ricevendo via mail la conferma con l’ora in cui ci avrebbero presi dalla fermata fluviale di fronte allo Shangri-La. La barca era magnifica, interamente di legno, con una decina di tavoli ornati di fiori e candele. Accoglienza eccellente e ottimo cibo formato da tante piccole portate nel rispetto della migliore tradizione thai. Un’arpista vestita in abito tradizionale suonava a prua e alcuni danzatrici contribuivano a creare l’atmosfera mentre scivolavamo sul fiume contornati dai templi illuminati nella notte.

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La mattina dopo abbiamo affittato un auto con autista per andare a visitare il famoso e tanto pubblicizzato mercato galleggiante Damnoen Saduak, che si trova fuori città. Avevamo la sensazione che saremmo rimasti delusi e così è stato. Due ore di viaggio (di cui la prima ora solo per uscire da Bangkok) per raggiungere il mercato che consiste in una ragnatela di stretti canali con banchine di cemento contornati dalla foresta. Si sale su una barchetta motorizzata (per circa 50 euro a persona) e si fa un giro di un’ora.

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La prima tappa è una Cocco farm dove la parte “farm” si è ritirata lasciando spazio ad un negozio di cianfrusaglie, e poi si raggiunge la parte centrale del mercato dove sono concentrate una serie di botteghe che vendono souvenir (a caro prezzo) ai centinaia di turisti che, stretti nelle barchette, scattano delle foto all’unica cosa caratteristica (per così dire) che sono altre barchette – poche – su cui nonnette thailandesi vendono ananas, banane o latte di cocco. Insomma, esperienza poco entusiasmante che avremmo raccomandato solo se fosse stata ubicata in città, ma perdere mezza giornata non ne vale proprio la pena.

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A questo punto sarebbe stato meglio dedicare una giornata intera per visitare Ayutthaya, l’antica capitale della Tailandia, a soli 70 chilometri a nord di Bangkok. Le sue rovine risalenti alla civiltà khmer sono annoverate tra il patrimonio dell’Umanità e fino all’ultimo ci hanno allettato ma poi, considerato che avremmo trascorso tre giorni ad Angkor, in Cambogia, che è il cuore dei khmer, abbiamo optato per il mercato galleggiante. Non fate lo stesso errore!

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Tornati a Bangkok nel primo pomeriggio, abbiamo preso dalla stazione vicino all’albergo lo Sky Train, la monorotaia sopraelevata che attraversa il centro, per raggiungere la zona di Central World Plaza, gigantesco tempio dello shopping (il sesto più grande al mondo) con centinaia di negozi e (almeno per un occidentale) nulla da comprare in quanto i prezzi erano uguali e a volte superiore a quelli europei.

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Usciti dal centro commerciale dopo qualche ora di girovagare su e giù per le scale mobili, siamo montati su un tuk-tuk destinazione Banyan Tree Hotel o, meglio, il suo strepitoso rooftop al 61simo piano che ospita il Moon Bar e il ristornate Vertigo.

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Il tetto di Banyan Tree è diventato da qualche anno un vero must per chi visita Bangkok e vuole assaporare l’aspetto più trendy e mondano di questa gigantesca metropoli. Andateci per un drink al tramonto, quando da meglio di sé, magari prenotando prima, meglio i posti sul bancone del bar. Il ristorante Vertigo è altrettanto mozzafiato per la vista e per l’atmosfera, ma degli amici che l’avevano provato ci hanno sconsigliato di restare a cena. A dire il vero, anche i cocktail del bar erano un tantino annacquati però il posto è davvero incredibile!

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Stavamo dimenticando … anche qui c’è un dress code, perciò niente ciabatte e pantaloncini, cercate di essere casual chic!

E dopo l’aperitivo al Banyan ci attedeva anche la nostra ultima cena di Bangkok, un tradizionale (e raccomandatissimo) thai a metà strada per lo Shangri-La, su Salom Road, chiamato Than Ying Restaurant. Da lì, con una piacevole passeggiata notturna di circa 20 minuti siamo rientrati nell’hotel, stanchi ma felici di aver visto questa affascinante città, enorme, caotica, in pieno boom economico, vivace ed energica.

Cambogia

Erano anni che avevamo il pallino di visitare uno dei luoghi più misteriosi sulla terra, i templi khmer di Angkor, in Cambogia, avvolti nella giungla, abitati da scimmie e coperti da leggende, però la scarsità di collegamenti aerei (fino a qualche tempo l’unico modo di raggiungerli era proprio da Bangkok, mentre ora si arriva anche da Kuala Lumpur e Singapore), rendeva il compito difficile. Così, organizzando il viaggio in Tailandia abbiamo colto l’occasione prevedendo 3 notti a Siem Reap, seconda città della Cambogia, dove si trova il grande sito archeologico.

Oggi possiamo confermare che Angkor è veramente un posto straordinario, perciò gli abbiamo dedicato un racconto a parte. Andate a leggervi il viaggio in Cambogia e speriamo che vi convincerete anche voi di farci un salto perché, visto che il volo dura meno di un’ora, proprio di “salto” si tratta!

Phuket

Dopo la meravigliosa parentesi cambogiana siamo ripassati per Bangkok per prendere l’aereo che ci avrebbe portato finalmente a Phuket.

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Se organizzate da soli il viaggio in Tailandia (su internet cosa fattibilissima), tenete in mente che a Bangkok ci sono due aeroporti, il nuovissimo Suvarnabhumi, dove atterrano i voli intercontinentali, e il Don Mueang, il secondo, che oggi serve quasi tutti i voli interni per le località di mare (per Phuket, Krabi, Koh Samui) e quelli internazionali a corto raggio tra cui Siem Reap. Nonostante la grande espansione infrastrutturale della capitale tailandese abbiamo scoperto, a sorpresa, che non esiste un collegamento via rotaia (metropolitana o trenino) tra i due scali, il che complica leggermente il timing degli spostamenti per via dell’imprevedibile traffico della città e i suoi costanti ingorghi. Per spostarsi da un aeroporto all’altro è a disposizione un servizio di pullman gratuito che parte (spaccando il minuto … qui la puntualità è d’obbligo) ogni mezz’ora. Basta esibire i biglietti aerei e si sale a bordo. Il tragitto dura circa un’ora e se si optasse per un taxi si risparmierebbero non più di 10 minuti perciò non vale la pena.

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Siamo arrivati in Tailandia volando con la Etihad, mentre per tutti gli altri trasferimenti (Bangkok-Siem Reap e poi Siem Reap-Phuket e Phuket-Bangkok) abbiamo optato per l’Air Asia, compagnia malese che nel 2013 è stata proclamata miglior compagnia low-cost del mondo. Aerei modernissimi, puntualità e la tipica incredibile efficienza che caratterizza ormai tutte le compagnie orientali. Insomma, siamo stati veramente bene. L’unica accortezza sui trasferimenti interni riguarda il ritorno da Phuket, nel caso che (come noi) avete in giornata il volo di rientro in patria. In tal caso, anziché su Don Mueang potete volare con la Thai direttamente su Suvarnabhumi evitando così il trasferimento da un aeroporto all’altro.

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Per quanto riguarda Phuket, fino all’ultimo eravamo combattuti sulla scelta, visto che si tratta della destinazione più famosa e turistica della Tailandia, oppure scegliere qualcosa più di nicchia, isolato e caratteristico, come ad esempio un resort a Koh Phi Phi. Essendo la nostra prima volta e trovandoci in viaggio coi bambini, però, abbiamo deciso per Phuket che offriva molte più attrazioni e cose da vedere di qualunque altro posto.

In appena un’ora da Bangkok siamo arrivati a Phuket. E’ una grande isola che offre tutto e per tutti i gusti. Gradi alberghi per famiglie e affittacamere per ragazzini backpacking, ristoranti di lusso e street food, spiagge e divertimento notturno. Dopo che il terribile tsunami del 2004 aveva devastato queste coste, oggi è tutto nuovo, moderno e più sicuro e l’unica cosa che ricorda quel giorno sono i segnali posti qua e la che indicano le vie di fuga in caso di pericolo.

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Visto che eravamo con i bambini, abbiamo deciso di alloggiare in uno dei grandi e lussuosi (ma abbordabilissimi) resort sulla costa occidentale dell’isola, quella affacciata sulle limpide acque del Mare delle Andamane, dove si trovano le spiagge più belle.

 

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La scelta è caduta sulla grande baia di Bang Thao, nella zona chiamata Laguna, che oltre ad alcuni comprensori di ville di lusso ospita il Banyan Tree, il Moevenpick, l’Outrigger, il gigantesco Angsana Laguna Phuket Resort ed infine il Dusit Thani Laguna Phuket dove alla fine abbiamo prenotato ritenendolo il giusto compromesso. Grande, ma non enorme come l’adiacente Angsana, lussuoso, ma non proibitivo come il Banyan Tree (comunque appartengono tutti allo stesso gruppo alberghiero), il Dusit ha confermato le nostre aspettative rivelandosi un’ottimo cinque stelle affacciato sia sulla spiaggia che sulla laguna, in stile tradizionale, con una grande piscina e tutti i confort necessari per una vacanza rilassante e piacevole. E se avete la fortuna di prenotare una delle Lagoon Pool Villa, o ancor meglio la Ocean Front, avrete, oltre a due belle camere separate, cucina e grande salone, anche la piscina privata sul tetto… Da sogno!

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Una nota dolente va alla qualità e alle rifiniture non solo del Dusit ma anche degli altri resort (abbiamo fatto un giro all’Angsana) che sono approssimative e a volte possono deludere chi si aspetta chissà quale lusso, ma qui siamo in Tailandia, sulla spiaggia, tutto è alla mano e difficilmente si troverebbe di meglio. E’ un po’ come a New York dove nella maggior parte degli hotel (anche quelli migliori) si rischia di trovarsi con la maniglia della doccia in mano. Perciò spirito rilassato e voglia di godersi la vacanza!

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Come sempre, abbiamo dedicato il primo giorno ad acclimatarci e fare un giro conoscitivo dell’isola. Il concierge ci ha aiutati a noleggiare un auto, recapitata direttamente in albergo in pochi minuti. Era una comodissima Honda Jazz con cambio automatico a meno di 30 euro al giorno. Così, ci siamo diretti a sud seguendo la strada costiera.

A Phuket ci sono più o meno cinque strade, molto trafficate ma tutto sommato tranquille, considerato che si procede a non più di 50 km/h per via della viabilità congestionata. Basta abituarsi alla guida a destra (le prime volte entrando in auto ci si chiede dove sia finito il volante) e il gioco è fatto. Quella costiera è naturalmente la via più trafficata dell’isola, piena di curve, continui saliscendi e svincoli verso le spiagge, ma anche molto pittoresca e panoramica.

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Dopo la nostra baia, la Bang Tao, si raggiunge una delle spiagge più amate da chi frequenta l’isola, la bellissima Surin Beach. Andateci per un bagno prima del tramonto, è stupendo!

Di solito chi viene in vacanza a Phuket è abituato a girarla in auto o in moto e si porta sempre un costume e un telo da mare, così da fermarsi quando ha voglia per un bagno e per una birra ghiacciata in uno dei tanti baretti sulle spiagge, per poi proseguire verso la spiaggia successiva.

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Dopo Surin Beach si trova la minuscola e pittoresca Laem Sing Beach, che si vede bene dal punto panoramico che incontrerete lungo la strada e che sovrasta la baia.

Seguono Kamala Beach e poi la famosissima Patong Beach, cuore pulsante dell’isola e centro della vita notturna e del divertimento. Di giorno non è nulla di che e la spiaggia non merita, mentre dopo il tramonto Patong si trasforma in un vero circo di luci e insegne lampeggianti, bar e locali di ogni tipo (molti di lap-dance) che sprigionano musica assordante, ristoranti, birrerie, orde di gente proveniente da tutto il mondo – spesso molto colorita e a volte su di giri – che si destreggiano tra la folla entrando nei negozietti che vendono merce contraffatta o si fermano alle numerose bancarelle di street food. Paradossalmente non c’è nulla di chissà quanto promiscuo, tanto che la sera si vedono anche molte famiglie con bambini piccoli (noi compresi) passeggiare sulle strade ammirando lo spettacolo, perché di spettacolo si tratta. Fino a una decina di anni fa Patong era famosa per i transessuali e per la prostituzione diffusa mentre oggi gli stessi trans si esibiscono come degli attori in mezzo alla strada e si fanno fotografano con i passanti per 10 bath sentendosi un’attrazione turistica a tutti gli effetti. Benvenuti nel XXI secolo!

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Il tutto, inoltre, è ben sorvegliato da telecamere e polizia. Perciò, andateci a Patong di sera. Ad alcuni potrebbe sembrare un po’ forte, ma è divertentissimo! Per parcheggiare c’è un enorme e comodo garage sotto il Jung Ceylon Shopping Mall, a due passi da tutto il casino! Ed, infine, un disclaimer … non diciamo certo che a Patong sia tutto rosa e fiori, esistono ancora i gentlemen’s club e simili ma se uno non è interessato potrebbe anche non accorgersi della loro presenza!

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E per finire con le spiagge, oltrepassata Patong si arriva a Karon Beach, grande e non troppo bella, e subito dopo alle altre due perle dell’isola dopo Surin beach – Kata Beach e soprattutto Kata Noi, meravigliose!

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Sopra quest’ultima, se tornate indietro per cento metri e risalite in cima alla montagna proseguendo sulla strada costiera, troverete un viewpoint panoramicissimo su tutta la costa e uno dei più luridi baretti che abbiamo mai visto, l’After Beach Bob Marley Bar, una presenza storica sull’isola, da cui lo sguardo spazia fino all’orizzonte e dove servono birra ghiacciata e strepitose patatine fritte a ritmo di musica Reggea!

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Poco oltre, si giunge sulla punta più a sud dell’isola, a Phromthep Cape con il suo faro davvero kitsch e dei bei tramonti come contropartita!

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Tra le attrazioni più ambite di Phuket c’è sicuramente il Tiger Kingdom, un parco unico al mondo dove potete entrare nelle gabbie delle tigri, giocarci, accarezzarli e farvi fotografare. Si trova nei pressi di Patong, sulla strada che porta a Phuket Town. E’ un’esperienza straordinaria in quanto non capita tutti i giorni trovarsi faccia a faccia con delle tigri … e soprattutto uscirne vivi. In realtà il contatto non è proprio faccia a faccia, visto che viene suggerito di stare comunque dietro la tigre e non davanti alla bocca oltre ad altre avvertenze (abbastanza logiche) come quella di evitare ad infilare le mani nella bocca dell’animale, di ruggirgli cercando di spaventalo e così via!

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Sui dépliant pubblicitari di Tiger Kingdom è riportato che le tigri non sono né dopate né tranquillizzate, ma semplicemente abituate (in quanto felini) a dormire 18 ore al giorno. Ci era sembrato un po’ una bufala, ma poi abbiamo letto che un mese prima della nostra visita un turista australiano era stato aggredito e abbiamo capito che forse dicono la verità! Una scoperta positiva o meno… dipende dai punti di vista!

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Le tigri sono divise sulla base delle dimensioni in Smallest, Small, Medium e Big. I bambini possono entrare solo dai primi, mentre per gli adulti non ci sono restrizioni. Noi abbiamo fatto i Medium perchè quel giorno i “big” non erano ammessi e nonostante non fossero giganteschi, la sensazione di trovarsi con un essere in grado di ucciderti con un morso è alquanto adrenalinica. Anche perché, sempre sulla brochure, c’era scritto che il personale è ben addestrato ma sia l’addetto che si trovava nella gabbia sia quelli fuori avevano solo un sottile rametto di legno con cui stuzzicavano gli animali a non coricarsi troppo. Saranno degli innovativi ramoscelli letali? Boh, il dubbio della pericolosità dell’esperienza ci è comunque rimasto!

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Oltre a Tiger Kingdom, Phuket offre naturalmente immersioni per gli amanti della subacquea, gite a dorso di Elefanti, parchi tematici per bambini e vari shooting range per i turisti più agguerriti, oltre naturalmente agli onnipresenti massaggi thai. Sulla spiaggia del nostro albergo (non nella SPA) per 500 bath, equivalenti a 14 euro, ti godevi u’ora di massaggio con il rumore delle onde in sottofondo!

La vera bellezza di Phuket, però, si trova a largo delle sue coste orientali, dove si trovano gli arcipelaghi seminati di quelle piccole caratteristiche isole a cono (isole carsiche) che sono diventate il vero simbolo della Tailandia, incoronate da film e pubblicità.

Spuntano dal mare con le loro pareti rocciose e forme bizzarre, ospitano grotte e stalattiti e sono contornate da acque talmente cristalline da lasciare a bocca aperta.

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Il modo migliore per visitare le isole è naturalmente in barca, meglio se privata (per chi se lo può permettere), altrimenti con i traghetti che partono da Phuket. La terza soluzione, che a noi è sembrata il compromesso migliore, erano le “speed boat”. Scafi veloci con una capienza di circa 30 persone, confortevoli, offrono un full day (di solito dalle 9 alle 17) in giro per le isole toccando i punti più suggestivi. Le compagnie che vendono i tour sono tantissime, spesso si trovano anche all’interno dei resort, e gli itinerari sono gli stessi, perciò è indifferente con chi andare, salvo il consiglio di cercare sempre di trattare il prezzo. Abbiamo saputo che dei ragazzi giapponesi con cui avevamo fatto una delle gite avevano pagato quasi il doppio rispetto a noi.

I due itinerari più gettonati sono James Bond Island, il cui vero nome in realtà è Khao Tapoo ma per attirare i turisti l’hanno soprannominata così in onore del film ” 007 – L’uomo con la pistola d’oro” con Roger Moore, che è stato girato proprio qui, e poi Phi Phi Island, l’altra perla thailandese, consacrata dall’hollywoodiano “The Beach” con Leonardo di Caprio.

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Le gite sono ben organizzate. Se alloggiate in un albergo vi vengono a prendere direttamente da lì per poi accompagnarvi al porto di partenza. Sulle barche ci sono bibite e frutta e l’equipaggio è sempre cortese e disponibile. Si fanno amicizie e ci si gode il sole. Non si può certo dire, però, che si tratta di una passeggiata rilassante. Sono i luoghi più turistici della Tailandia, raggiunte ogni giorno da decine di imbarcazioni che scaricano turisti per venti o trenta minuti per poi ripartire lasciando spazio di attracco alle barche successive. Insomma, niente relax, sovraffollamento (e pensare che eravamo nel periodo ancora non troppo caotico), ma ne vale la pena.

James Bond Island

La prima gita che abbiamo fatto era proprio quella di James Bond Island. Dopo una mezz’oretta di navigazione veloce partendo da un piccolo porticciolo privato sulla costa est di Phuket ci siamo fermati alla deliziosa Lawa Island, isoletta con acque cristalline dove abbiamo fatto un bagno e scattato qualche foto.

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Dopo poco, però, ci hanno purtroppo richiamato sul motoscafo. Siamo ripatiti a manetta (con il mare calmo queste imbarcazioni navigano che è una meraviglia) rallentando solo in prossimità di Panak island per permetterci di ammirare le grotte e le stalagmiti lungo le pareti verticali di questa strana conformazione carsica, per poi accelerare di nuovo raggiungendo Hong Island. Lì ci attendeva un’oretta di canoa intorno all’isola, entrando nelle grotte e nei cenotes interni.

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Saliti di nuovo a bordo, siamo arrivati a Khao Tapoo, alias James Bond Island. Già avvicinandoci sorprendeva la quantità di barche e motoscafi che contornavano la piccola isola, i cui motori ruggivano nelle manovre di virata soffocando il chiasso delle centinaia di turisti. Ciononostante, appena scesi, la vista sull’altissimo e stretto isolotto di fronte alla spiaggia lasciava appagati di tutto, facendo dimenticare persino le bancarelle di souvenir. Salendo sulla roccia, una decina di metri più in alto, si trova un punto dove si possono scattare delle foto meravigliose!

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Il richiamo dei nostri scafisti ci avvisò che stavamo nuovamente per muoverci! La tappa successiva era un caratteristico villaggio galleggiante abitato da un’antica comunità musulmana proveniente dall’Indonesia, dove ci attendeva il pranzo. Al ritorno verso Phuket, nel pomeriggio, abbiamo fatto l’ultima sosta nella Kaew Island dove si scendeva per ammirare una notevole grotta zeppa di stalattiti e stalagmiti, chiamata ingegnosamente Ice Cream Cave.

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Siamo attraccati a Phuket alle 16:30, abbronzati, stanchi ma contenti di aver visto questi bellissimi luoghi!

Phi Phi Island

Non ci restava, qualche giorno dopo, di andare a visitare anche Phi Phi Island, la perla incontrastata della Tailandia, sempre con gli speed boats. Questa volta, prelevati come da consuetudine dal resort, siamo partiti dal Royal Phuket Marina, il porto turistico più moderno dell’isola.

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In realtà Phi Phi è un arcipelago composto da un’isola più grande, Phi Phi Don, e una più piccola, Phi Phi Le.

La prima sosta è stata a Nui Bay, un luogo incredibile, con acqua verde smeraldo, dove abbiamo nuotato e fatto snorkeling contornati da pesci coloratissimi. Da lì ci attendeva una breve visita a Monkey Beach, per sfamare qualche decina di scimmie che sono addirittura salite sulla barca per poi tornare a nuoto verso la spiaggia, e infine fermarci a pranzare sempre a Phi Phi Don.

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Dopo pranzo ci attendeva il pezzo forte, Maya Bay, il luogo più bello della Tailandia, sull’isola di Phi Phi Le, reso famoso in tutto il mondo dal film “The Beach” con Leonardo Di Caprio. Come si potrebbe immaginare, l’atmosfera è ben diversa dalla selvaggia solitudine rappresentata nel film, ma i colori del mare, della sabbia e della vegetazione dell’isola sono talmente stupefacenti da far dimenticare tutti gli altri chiassosi esseri viventi che affollano la spiaggia.

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45 minuti di libertà per imbarcarci nuovamente sulla barca, passare per la Viking Cave e poi accelerare verso Khai Nai island, ultima tappa della giornata, dove si poteva prendere il sole, nuotare, rilassarsi sulla spiaggia e bere qualcosa in uno dei baretti di questo minuscolo lembo di terra. Bello!

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Il nostro viaggio in Tailandia è finito qualche giorno dopo. Siamo ripartiti felici di aver visitato questo paese davvero alla mano con le sue atmosfere hippy 2.0 che permettono di viverlo in pantaloncini e infradito, spostandosi di spiaggia in spiaggia e non curandosi di quello che pensano gli altri! Un po’ delusi dal turismo di massa che spesso svilisce l’autenticità e il fascino dei luoghi, ma comunque molto contenti … e abbronzatissimi!

Kŏr hâi dern taang doi sà-wàt-dì-pâap!

La mappa del nostro viaggio in Tailandia