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Viaggio in Cambogia

I

l viaggio in Cambogia è stata una vera rivelazione, un posto che ormai raccomandiamo a tutti da quando ci abbiamo messo piede (anche se per soli tre giorni) come una “parentesi” del nostro viaggio in Tailandia, per andare a visitare i templi khmer di Angkor, uno dei luoghi più incredibili e misteriosi del pianeta.

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Autentica, sconosciuta, a tratti primitiva, abitata da piccole persone semplici, gentili e sempre sorridenti, Cambogia, o almeno quello che abbiamo visto noi , ha quel non so che delle mete (ormai rimaste pochissime) ancora non invase dalla globalizzazione, dalle grandi catene di fast food e dell’omologazione generale. Insomma, un luogo da visitare il prima possibile per assaporare la sua vera natura e fascino.

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Foreste pluviali, distese paludose, mangrovie tropicali, gente che si sposta in bicicletta lungo le strade di terra rossa, curiose scimmie osservano il traffico appesi agli alberi, tuk-tuk e motorini che sfrecciano qua e là, bambini che tornano da scuola a piedi, tramonti incredibili e (sembrerebbe) spiagge incontaminate sul versante affacciato sul Golfo della Tailandia. Una piccola monarchia di religione buddista, economica e con ritmi lenti e rilassati, questa è la Cambogia.

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Il luogo più visitato del paese è sicuramente l’incredibile sito archeologico di Angkor, antica capitale della civiltà khmer, con i suoi magnifici templi nascosti nella giungla. Abbandonata dalla sua popolazione nel XV secolo, la “città di pietra” viene riscoperta da alcuni esploratori francesi che si avventurano in questa parte del mondo solo alla fine del diciottesimo secolo, rimanendo estasiati di fronte alla loro magnificenza. Oggi ad Angkor vengono oltre due milioni di persone, ciononostante il fascino del luogo è rimasto ancora integro e davvero stupefacente.

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Per arrivare da Bangkok ad Angkor o, meglio, a Siem Reap, la città cambogiana che confina con il sito archeologico, ci abbiamo impegnato solamente 45 minuti con un volo di linea Air Asia che partiva dal secondo scalo della capitale tailandese, Don Mueang. Il piccolo e nuovissimo aeroporto di Siem, costruito in stile tradizionale, era talmente bello, con i suoi tetti rossi a guglia, che se esistesse un premio del tipo “The most charming small airport in the World” se lo sarebbe aggiudicato senz’altro.

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Fino a qualche anno fa, quello da Bangkok era l’unico collegamento aereo per Angkor mentre oggi, in considerazione della crescita del turismo che ha provocato una rapida espansione di Siem Reap, ci sono dei voli quotidiani anche da Kuala Lumpur, Hong Kong, Singapore, Shanghai, Seul etc.

Il visto d’ingresso in Cambogia si fa direttamente all’arrivo (compilando un’infinità di moduli) e costa 30 dollari. Se cercate di pagare in euro o altre valute lasciate perdere, o dollari o niente! Per fortuna, accanto ai desk dell’aeroporto dove rilasciano i visti qualcuno con un po’ di senso pratico ha piazzato un bancomat per poter prelevare quanto occorresse. Perciò non resta che ricordarsi il pin della carta di credito! In alternativa esiste anche la e-Visa che si può richiedere on-line sul sito del governo cambogiano ma sembra che non funzionasse granché bene!

Nonostante la presenza ormai tantissimi visitatori che si recano ad Angkor, il prezzi degli alberghi e di tutto il resto sono ancora molto abbordabili. Così, dopo aver valutato tra i vari – e non pochi – hotel di Siem Reap, abbiamo scelto l’Angkor Village Resort che non ha smentito le aspettative!

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E’ un eco-lodge, facente parte di “Small Leading Hotel of the World”, costruito interamente in tek e contornato da lussuriosa vegetazione, con una piscina lunga 250 metri che si destreggia come un fiume in mezzo ai vari edifici, una bella SPA e due ristoranti, si è rivelato il posto ideale per immergersi appieno nella magica atmosfera del luogo! Se ci alloggiate anche voi, provate il ristorante tradizionale, davvero delizioso!

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Inoltre, il resort si trova vicinissimo ai templi di Angkor (a circa 5 minuti) e leggermente fuori da Siem Reap che, con i suoi quasi 200.000 abitanti, è comunque una cittadina vivace e rumorosa perciò magari non adatta a tutti i gusti. Infatti, avevamo valutato anche il Park Hayatt che, però, è situato in pieno centro e affaccia su uno degli incroci più trafficati del posto, percià l’avevamo scartato.

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Trattasi comunque di due esperienze diverse! La sera il centro di Siem è divertente e animato, pieno di ristoranti e – soprattutto nell’area del mercato – anche di negozi e botteghe di ogni tipo, sale di massaggi e gallerie d’arte. C’è un bel tempio buddista e un piacevole lungofiume. Perciò, anche se decidete di alloggiare lì non c’è nulla di male. Considerato, però, che con un tul-tuk dal nostro resort ci mettevamo meno di 10 minuti, la quiete e l’atmosfera caratteristica di Angkor Village Resort ci piaceva di più!

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Arrivati all’aeroporto, siamo stati accolti dall’autista dell’hotel (costo del trasferimento 15 euro) che ha caricato i bagagli su un nuovissimo Land Rover Defender color marrone, che ci ha trasmesso la sensazione di veri esploratori. Appena usciti dallo scalo, ci siamo resi conto osservando il mondo fuori dai finestrini della povertà, pur dignitosissima, di questo piccolo paese asiatico; strade dissestate, capanne e bancarelle per strada, gente in bici … Il tutto avvolto, però, in un’atmosfera particolare, bella e rilassante.

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Dopo poco la strada si fa dritta e di fronte a noi, in lontananza, intravediamo spuntare le tre torri maggiori di Angkor Wat, il più grande e importante dei tempi khmer nonché simbolo della Cambogia (tanto da guadagnarsi il posto sulla bandiera nazionale), considerato dal Guinness il sito religioso più vasto al mondo. E’ una grande emozione.

Lungo la strada incontriamo tanti giovani ragazzi, tutti turisti, di ogni nazionalità, in sella a delle biciclette con dei zaini in spalla o facenti trekking lungo la strada con aria spensierata, alcuni diretti verso i tempi e altri di ritorno. Poi abbiamo scoperto che questo era uno dei modi preferiti per visitare il sito, che copre un’area davvero vasta in mezzo alla foresta. Le altre soluzioni sono muoversi con i tuk-tuk o con un autista da ingaggiare per la giornata, opzione preferibile in caso di pioggia!

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Leggerete nei blog di viaggi che per vedere Angkor non basta una settimana! In realtà, salvo che non siate degli archeologi esperti ed appassionati, due giorni bastano per tutto, anche perché i tempi più importanti sono quattro e tutto il resto sono delle rovine ridotte a grumoli di sassi. Certo, potete gironzolare in bici anche per un mese, ma tanto dalla giungla non spunterà nulla di più.

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Così, lasciati i bagagli e ansiosi di andare subito in esplorazione, abbiamo chiesto al concierge dell’hotel di procurarci un autista. Faceva troppo caldo per pedalare e anche per i tuk-tuk. L’auto, con tanto di aria condizionata e bottigliette di acqua fresca nel portabagagli, è stata un’ottima soluzione per muoverci comodi e veloci all’interno dell’area archeologica. Il costo era di 30 dollari al giorno (ma se avessimo avuto più pazienza lo avremmo trovato anche a metà).

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L’ultima adempienza da sbrigare erano i permessi d’ingresso per il parco. L’autista ci accompagnò alla biglietteria dove ci spiegarono che ci sono varie tipologie di ingressi; per una giornata, per tre giorni, per una settimana e così via. Si paga solo in contanti (sempre in dollari o nella valuta locale, ma non in euro), ti fanno la foto e stampano il pass, nominale, che poi, all’ingresso dei vari templi, viene richiesto dalle guardie. Fatta anche questa, siamo risaliti in auto e dopo un minuto eravamo già all’entrata di Angkor Wat, il tempio più grande ed importante!

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L’emozione che si prova trovandosi di fronte ad Angkor Wat è indescrivibile. Passato il lungo ponte che sovrasta il fossato d’acqua (protetto da una cinta muraria di quasi 4 chilometri) e varcato il primo ingresso, di fronte agli occhi si apre una grande distesa verde con parzialmente coperta d’acqua e sullo sfondo, in perfetta prospettiva, s’innalza maestoso il gioiello più prezioso mai costruito dalla misteriosa civiltà khmer nonché la massima espressione del suo potere imperiale! Voluto dall’imperatore Suryavarman II il tempio fu ultimato nella prima metà del XII secolo.

Le altissime torri si elevano verso il cielo come degli scuri giganti mentre tra le colonne dei lunghissimi portici s’intravedono passare dei monaci buddisti con i loro tipici abiti arancioni. L’intero è un labirinto di passaggi, cortili, scalinate e mura di pietra ornati di bassorilievi. Trovandosi all’interno ci si sente veramente come dei protagonisti di un film d’avventura. La foresta circostante, invece, è abitata da migliaia di piccole scimmie che spesso escono dalle mangrovie per avvicinarsi curiose ai visitatori, si arrampicano sulle balaustre del tempio e giocano lungo le scalinate.

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L’ora migliore per vistare Angkor Wat è dal primo pomeriggio in poi, quando è ben illuminato dal sole, mentre l’esperienza diventa unica al tramonto, con il cielo che si tinge di rosso risaltando la sua sagoma unica!

Il secondo tempio per importanza è il Bayon, voluto dall’imperatore Jayavarman VII nel XII secolo e che si trova nell’aria chiamata Angkor Thom, poco oltre Angkor Wat, a cui si accede attraverso il magnifico South Gate, il meglio conservato dei quattro accessi al sito. Già passando sul ponte ornato da decine di statue di budda, scorgendo la grande faccia scolpita sopra il varco vengono dei brividi.

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La caratteristica di Bayon, molto diverso rispetto ad Angkor Wat, sono proprio i suoi grandi visi, circa 200, che si trovano ovunque. Molti sono ormai quasi irriconoscibili mentre altri, come quelli sui quattro lati delle torri, insieme ai bassorilievi e alle incisioni sulle pareti, trasmettano delle sensazioni che scatenano la fantasia verso misteri irrisolti e segreti perduti che hanno avuto luogo in questo tempio avvolto nella foresta. Roba da Indiana Jones!

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Intorno a Bayon si trovano molti altri templi minori, ma dopo aver visto Angkor Wat e, appunto, Bayon, questi non vi faranno alcun effetto. Da vedere nelle vicinanze comunque le rovine del Palazzo Reale e l’adiacente Terrazza degli Elefanti, che prende il suo nome dalle numerose sculture portanti che raffigurano degli elefanti. Per la storia di questi luoghi non volendo annoiarvi vi consigliamo di dare un’occhiata a Wikipedia.

 

Inoltre, prima di arrivare all’ingresso principale di Bayon vedrete dei bellissimi elefanti con delle coperte rosse. Potete salire e fare un breve giro nella foresta o, all’ora del tramonto, salire in cima alla montagna che affaccia sul tempio. Quando vi capiterà un’altra volta?

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L’ultimo dei templi importanti è il Ta Phrom, forse il più suggestivo in quanto ad atmosfera. Quando nel XV secolo l’impero khmer cade, il tempio viene abbandonato insieme al sito circostante dove vivevano oltre 12,000 persone e la giungla inizia ad impossessarsene. Oggi le antiche rovine sono avvolte dalle enormi radici dei ficus strangolatori che sono uno spettacolo davvero unico! Non a caso proprio qui è stato ambientato il famoso film Tomb Rider con Angelina Jolie, oltretutto senza doversi inventare nulla tranne piazzare una telecamera e girare!

 

Infine, anche se l’abbiamo fatto brevemente all’inizio, vogliamo spendere di nuovo due parole sulla città di Siem Reap, cui centro è molto carino, divertente e vivace, pieno di ristorantini e locali.

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Questo è il nostro viaggio in Cambogia. Pochi giorni passati solo ad Angkor che, però, consigliamo vivamente a chiunque si trovasse a Bangkok, Singapore, Kuala Lumpur o ogni altra città collegata a Siem Reap. Per poi magari proseguire verso la costa di Sihanoukville e le isole Koh Rong, che sembrano un vero paradiso, ancora selvaggio ed inesplorato!

 

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La mappa del nostro viaggio in Cambogia