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Viaggio in Messico

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er il nostro primo viaggio in Messico abbiamo deciso di raggiungere una delle parti più belle e suggestive di questo grande paese, la penisola dello Yucatan.

Atterrati all’Aeropuerto International de Cancún dopo un’ora e mezzo di volo da Miami, abbiamo ritirato la decapottabile Jeep Rubicòn che avevamo prenotato presso la locale agente dell’Avis e siamo finalmente usciti dal complesso aeroportuale diretti verso la piccola cittadina di Playa del Carmen, distante circa 60 km, dove si trovava il nostro resort.

Era quasi mezzanotte e l’idea di farci due ore di viaggio con il buio sulle statali messicane ci preoccupava non poco, soprattutto dopo aver sentito quello che accade spesso ai turisti in un paese dove i sequestri sono all’ordine del giorno, la polizia non gode di grande fama e i narcos si divertono a spargere il terrore con spettacolari esecuzioni dimostrative.

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A grande sorpresa, però, anziché qualche pericolosa e lugubre statale in mezzo alla foresta, la Carretera Federal 307 si è rivelata una moderna superstrada a tre corsie, perfettamente asfaltata e … illuminata per tutta la sua lunghezza, fatto che permetteva di andare tranquillamente a 130 km/h (il massimo per la Jeep) salvo rallentare in prossimità dei grandi dossi artificiali – comunque ben segnalati – posizionati lungo la strada per motivi di sicurezza.

La Carretera Federal 307, tutta dritta come d’altronde quasi tutte le strade in Messico, scende lungo tutta la Riviera Maya, la splendida costa dello Yucatan affacciata sul Golfo del Messico, collegando Cancun al confine con il Belize, passando prima per Playa del Carmen e poi per Tulum, le due più note mete turistiche.

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Lungo il tragitto abbiamo incontrato le indicazioni per i diversi resort di lusso e quando stavamo a pochi chilometri da Playa del Carmen abbiamo svoltato a sinistra per il nostro: il Viceroy Riviera Maya Resort&Spa, hotel pluripremiato composto da una quarantina di ville indipendenti nascoste nella foresta tropicale, ognuna con piscina privata e porticato con morbidi divani e amache. La foresta le sommerge totalmente e le numerose scimmie e pappagli rendono l’atmosfera veramente magica. Il tutto si affaccia su una grande piscina e quindi sulla spiaggia privata. Di fronte c’è il Mar dei Caraibi, con l’Isola di Cozumel, alle spalle la giungla, e la colazione viene servita sotto un’ombrosa tettoia sulla spiaggia. Che dire… un “paraiso”!

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Nel pomeriggio del primo giorno, dopo un’abbondante dose di sole e mare, siamo montati sulla Jeep per visitare la vicina Playa del Carmen, il luogo più mondano della Riviera Maya. A differenza della sovraffollata e americanizzata Cancùn con i suoi enormi alberghi, casinò e turismo di massa, Playa ha conservato abbastanza bene il fascino di piccola cittadina balneare. Colorata, vivace, allegra, è piena di negozi, ristorantini e locali sparsi sulle animate stradine del centro. Da lì partono anche i traghetti per Cozumel.

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Siamo rimasti anche a cena, mangiando in un luogo davvero fetido, ma delizioso e frequentato solo da gente del posto che ci aveva raccomandato il nostro istruttore di sub. Si chiama HC de Monterrey e si trova sull’Avenida Costituentes. Per 10 dollari vi mangiate tutte le migliori pietanze che il Messico può offrirvi!

 

Chichén Itzà

La mattina seguente ci siamo svegliati presto e dopo una veloce colazione siamo partiti per Chichén Itzà, uno dei più interessanti siti archeologi al mondo, costruito dai Maya in mezzo alla giungla, nella parte interna dello Yucatàn e inserito qualche anno fa tra le Nuove 7 Meraviglie del mondo.

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Abbiamo preso la Carretera Federal 307 e poi, tagliando ad altezza di Puerto Morelos per Leone Vicario, abbiamo raggiunto la 180D Kanunil-Cancún prendendola in direzione di Valladolid. Poi abbiamo seguito le onnipresenti indicazioni. La strada è uno spettacolo; dritta come una corda, taglia in due la fitta foresta di mangrovie e per chilometri non si incontra anima viva. A dire il vero è un po’ inquietante, ma ci si abitua, oltre che alimenta l’atmosfera avventurosa. Basta solo che non vi finisca la benzina!

Le rovine di Chichén Itzà, hanno alimentato migliaia di libri d’avventura, fumetti e film e hanno sfidato la fantasia di scienziati, storici e astrologi. Sono dominate da El Castillo, meglio conosciuto come Tempio di Kukulcan, la più famosa delle piramidi Maya.
Durante l’equinozio, all’alba e al tramonto, la particolare angolazione del sole rispetto agli angoli della piramide proietta l’ombra di un serpente piumato che scende lungo i ripidi gradini della scalinata nord.

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Intorno alla Piramide ci sono anche l’antico Osservatorio astronomico Er Caracòl, il Tempio dei Guerrieri, La Iglesia e altri edifici di grande suggestione e misticismo, i cui cornicioni e pareti di pietra, decorati con teste di serpenti, giaguari e disegni simbolici, ospitano centinaia di grossi iguana che, attirati dal calore del sole, si mimetizzano restando immobili e indifferenti alla vostra presenza.

Da qualche anno non è più possibile salire sulla cima della Piramide ed è stato un grosso rammarico non poter godere della vista magnifica sulla foresta spaziando con lo sguardo fino al mare. Purtroppo, a causa di numerosi incidenti avvenuti salendo o scendendo, ciò ci è stato definitivamente precluso!

La Piramide è anche il monumento con cui fare le foto più belle di questo viaggio; il lato migliore è quello affacciato verso l’ingresso del sito archeologico. Per intenderci, guardando il tempio frontalmente appena entrati, posizionatevi alla vostra destra, quasi sotto gli alberi. Cercate un’angolatura laterale, riprendendo i due lati del tempio e la scalinata. In ogni caso, regolatevi rispetto al sole. Di solito uno dei due lati resta all’ombra mentre l’altro è illuminato dal sole, ciò che rende l’immagine ancora più bella.

Finita la visita della zona archeologica, nonostante non richieda più di due ore, inevitabilmente uscirete da lì affamati e soprattutto surriscaldati.

Qui, nell’entroterra, in mezzo alla foresta, fa sempre caldo, anche nel periodo migliore che va dai primi di dicembre a fine gennaio. Così, visto dove vi trovate e che dovrebbe essere ormai ora di pranzo, prendete la Careteria Fedral 180

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Cancùn-Valladolid in direzione Valladolid e dopo pochi chilometri troverete le indicazioni per il Cenotes Ik Kil.
E’ uno dei più famosi dei tanti cenotes sparsi per lo Yucatan. I cenotes sono delle spettacolari grotte sommerse d’acqua dolce, aperte verso l’alto, rese ancora più suggestive per via delle liane che scendono fino a sfiorare l’acqua, molte delle quali oltre ad essere visitabili consentono anche di fare il bagno e persino delle immersioni. Ik Kil è anche uno dei più attrezzati ed offre, oltre agli spogliatoi, anche un ristorante e un bar.

Dopo il cenote riprendete la strada per Cancún, ma state attenti che sia la 180D Kantunil-Cancún e non l’alternativa 180. Visto che dovrete fare rifornimento di carburante, state attenti a mostrate bene le singole banconote ai benzinai prima di consegnargliele. E’ frequente che provano a raggirare gli stranieri con un vecchio trucco per cui se gli date due pezzi da duecento vi fanno vedere che uno era giusto, mentre l’altro era da venti, attendendo che vi scusiate riparando all’errore.

Al ritorno da Chichèn Itzà, anziché prendere la scorciatoia per Playa del Carmen, spingetevi fino a Cancún. E’ un posto veramente dozzinale, una specie di Las Vegas sul mare, ma visto che vi ci trovate, fate un giro.

Abbiamo dedicato il giorno successivo al completo riposo godendoci l’hotel, tra sole, massaggi nella Spa e piacevoli passeggiate sulla spiaggia, per finire con una romantica cenetta a bordo piscina e poi nella jacuzzi della villa, prenotando, invece, per quello seguente una giornata dedita alle immersioni.

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L’istruttore di diving si è presentato puntuale nell’hotel e quindi ci siamo diretti verso le splendide spiagge a sud di Playa, fermandoci su quella dell’Esencia resort (proprio quello che pensavamo di prenotare prima di trovare il Viceroy).

Lì abbiamo scoperto che, sia il proprietario della barca che doveva portarci sulla barriera corallina che i suoi due assistenti, erano stati tutti arrestati la sera prima per guida in stato di ebbrezza e tafferugli vari. Così, l’istruttore si è dovuto avventurare in una improvvisata negoziazione con un pesatore locale che alla fine accettò di ospitarci sulla sua barca. I fondali della Riveira Maya sono spettacolari, ricchi di pesci e tartarughe, rendono le immersioni un’esperienza indimenticabile.

 

Tulum

Così, per completare la nostra vacanza nello Yucatàn ci restava solo la visita della zona archeologica di Tulùm, a una quarantina di chilometri a sud di Playa del Carmen sempre sulla ben nota e unica Carretera Federal 307.

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Tulùm per importanza è il secondo sito archeologico dopo Chichén Itzà. Ubicato in una posizione incredibilmente spettacolare, a picco sul mare, si ritiene essere la prima città Maya avvistata dagli spagnoli nel 1517. L’edificio più importante è sicuramente El Castillo, che sovrasta la spettacolare spiaggia bianca che prima fungeva da porto dell’insediamento. Portatevi i costumi da bagno, perché – nonostante i tanti turisti – un bagno nelle acque verdi sotto la fortezza è un’esperienza da non mancare.

Poi risalite in auto e andate ancora più a sud, seguendo la costa lungo la statale 109. Oltre a fantastiche e deserte spiagge bianche dove fermarsi per un bagno, dopo poco incontrerete l’Adonis Resort&Spa e dopo qualche altro chilometro giungerete ad un agglomerato di case, piccoli hotel e ristorantini.

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Fermatevi a pranzo da Zamas Restaurant. E’ un luogo affascinante nella sua semplicità, messicano al 100%, con i tavoli e le sedie di legno di diversi colori posizionati quasi sulla scogliera sulla quale si infrangono le onde del Mar dei Caraibi, talmente fuori dal mondo, che vi farà sentire come uno di quei protagonisti dei film americani che, dopo aver rubato qualche milione di dollari, si nascondono in un posto simile da FBI e mafiosi.

Tornerete indietro rattristiti, dopo gli inevitabili discorsi su quanto sarebbe stato bello mollare tutto e scappare dalla civiltà per aprire un piccolo hotel eco-chic in un posto del genere.

Così, dopo qualche altro giorno riporterete la Jeep all’aeroporto di Cancún riprendendo l’aereo per Miami e poi quello per casa. Onestamente, a differenza di molti altri posti esotici, il mare del Messico non vi lascerà un ricordo indelebile, ma Chichén Itzà probabilmente si, come anche la sensazione di aver vissuto un’esperienza interessante e avventurosa. Forse per via della Jeep, chissà!

¡Buen viaje!

La mappa del nostro viaggio in Messico