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Viaggio a Cuba

U n viaggio a Cuba è una di quelle cose da fare almeno una volta nella vita e poi, se dovesse scattare il “colpo di fulmine”, ci si può tornare per approfondire quante volte si vuole.

A quelli che, invece, non vengono “stregati” da questo stato caraibico, ultimo baluardo del socialismo dittatoriale con i suoi disastrosi postumi, abbinato comunque a palme, sole e mare verde smeraldo che ne attutisce gli effetti, rimarrà in ogni caso il ricordo di aver assaporato un luogo davvero particolare e forse unico al mondo.

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Per chi ha girato il pianeta in lungo e in largo, Cuba non colpisce né per la natura né per le spiagge nè per il mare, che per quanto belli non si discostano dal resto dei Caraibi. Ma questa isola è, almeno ad oggi e forse ancora per qualche decennio, una vera e propria esperienza di vita, un po’ come l’India o alcuni luoghi dell’Africa.

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Ed è infatti lo stile di vita cubano, la sua storia, la musica, i sigari, i colori, la miseria e il degrado, la magnifica architettura ridotta a pezzi, la propaganda del Regime castrista ancora presente ovunque, a rendere il viaggio a Cuba interessante e un must per qualsiasi globetrotter che si rispetti!

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Per alcuni potrà essere la testimonianza di come si può distruggere un paradiso tropicale per ragioni ideologiche, per altri una follia visionaria, quella di Fidel Castro e Che Guevara, che ha fatto sì che questo paese sia diventato agli occhi del resto mondo un simbolo di coraggio e ha instillato l’idea che anche se si è piccoli e poveri si può stare a schiena dritta di fronte al gigante più temibile (gli USA … s’intende), difendendo quello che è stato conquistato con il sangue di una rivoluzione “fai da te”.

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Ecco perché, dopo averci finalmente messo piede, possiamo definire Cuba “l’isola delle contraddizioni”, dove la gente è poverissima ma non smette di ballare e cantare, dove ci sono due monete, il Peso Cubano che non vale nulla e quella dei turisti, il CUC (o Peso Convertibile), che muove l’economia (basti pensare che lo stipendio degli operai di una fabbrica di sigari non arriva a 60 euro al mese, ma il trasferimento dall’aeroporto in taxi costa l’equivalente di 25 euro a tratta). Ed è altrettanto contraddittoria anche la sua storia, la cui maggiore testimonianza è la magnifica architettura coloniale delle sue città e che, nell’epoca del proibizionismo USA, ha visto la capitale trasformarsi in un gigantesco casinò gestito dalla malavita italo-americana che ha investito in sontuosi edifici e hotel facendola diventare luogo prediletto dagli americani in cerca di divertimento e trasgressione, fino alla rivoluzione che ne ha segnato 60’anni di storia e chissà quanti altri futuri.

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L’organizzazione del viaggio a Cuba

[Leggi anche il post “10 cose da sapere prima di partire per Cuba”]

Nonostante avessimo girato mezzo mondo pianificando e “costruendo” tassativamente tutti i nostri viaggi da soli, per la prima volta – dobbiamo ammetterlo :( – il viaggio a Cuba ci ha messi un po’ in difficoltà!

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Dopo aver individuato a grandi linee le località da visitare, il primo problema lo abbiamo riscontrato con gli alloggi, considerato che a causa della censura di internet nel paese nessuno dei grandi siti di prenotazioni (ed esempio Booking.com) offre alloggi a Cuba. I pochi portali locali, invece, oltre a prezzi davvero alti, si limitano a presentare un elenco di strutture a cui chiedere una ad una la disponibilità. Il tutto con tempi di risposta lentissimi che a volte superano una settimana e più.

“E’ una caratteristica a cui ci si abitua solo addentrandosi nella mentalità locale,

ma all’inizio sembra di tornare al world wide web di 20’anni fa!”

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Stessa cosa per le auto: se l’intenzione è quella di girare l’isola in maniera autonoma, la vettura va prenotata con largo anticipo e comunque non vi garantisce nulla dato che le società e le agenzie sono statali, con una burocrazia spiazzante ed arcaica, e potrebbe verificarsi che le prenotazioni superino di gran lunga la reale disponibilità. Ad ogni modo siamo a Cuba e con la prenotazione in mano qualche soluzione si troverà!

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Noi, infatti, che non avevamo la prenotazione perché fino all’ultimo non eravamo certi di cosa volessimo fare (la morte improvvisa di Fidel Castro qualche giorno prima aveva sconvolto i nostri piani iniziali), dopo vani tentativi in loco, abbiamo ripiegato su un’autista a disposizione h/24, a 140 euro al giorno, apparentemente caro ma non troppo se si pensa che solo la macchina sarebbe costata intorno a 80-100 euro.

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In alternativa ci sono le linee dei pullman statali (Viazul e Transcuba) che, però, sono limitanti per girare in libertà e godersi un posto, al pari dei viaggi organizzati.

Proprio quest’ultimi a Cuba sono molto diffusi e offrono anche prezzi bassissimi e di conseguenza allettanti, però in un paese fatto perlopiù di atmosfere caraibiche, musica e tramonti, dove girovagare senza mèta è indispensabile per godersi i luoghi e coglierne l’essenza, secondo noi è da folli legarsi ad un gruppo turistico! Ecco perché sempre secondo noi un viaggio a Cuba, complice anche la sicurezza e il fatto che il turista è quasi “sacro” perché l’economia (quella parallela, non certo quella pianificata) si regge su questo, deve essere fatto rigorosamente liberi da vincoli, esplorando e godendosi l’atmosfera.

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Per quanto riguarda gli alloggi, la situazione è abbastanza bizzarra. All’Avana ci sono una mezza dozzina di hotel di lusso, tra cui il Meliha Cohiba e lo storico Nacional al Vedado, la parte moderna, e alcuni altri, situati in edifici storici, tra la zona del Capitolio e la città vecchia. Tutti molto cari rispetto a quello che offrono e con pochissima disponibilità. Proprio per questo motivo il Regime, in un tentativo di far convivere le restrizioni all’iniziativa privata con la crescente quantità di turisti, da un paio d’anni ha acconsentito ai cubani di ricavare nelle proprie case delle stanze da affittare ai visitatori: le “case particular”.

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Esistono dei siti appositi, e una camera varia nella capitale tra 25 CUC (la loro valuta convertibile, ossia quella che usano gli stranieri) per quelle più modeste e i 40 CUC per ambienti considerati di lusso nel centro storico.

Bisogna tener conto che le case particular nelle zone più belle ed ambite non si trovano facilmente, contrariamente a quanto si possa leggere in rete. Se da una parte è vero che ormai ogni famiglia cubana ha una stanza a disposizione e persino arrivando senza alcuna prenotazione e chiedendo per strada ai passanti qualcosa si può trovare, dall’altra si deve considerare che alcune si trovano in luoghi e condizioni pessimi.

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Noi abbiamo vissuto in ben tre case particular solo all’Avana, tutte considerate “TOP” il che comprende l’aria condizionata, carta igienica in abbondanza e un frigo-bar. Tutto il resto è da dimenticare. Copriletto e arredamenti di pessimo gusto, alcune senza nemmeno la finestra, palazzi fatiscenti, ma sicuramente l’atmosfera cubana era garantita!

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Altrettanto pessimi, per gli standard mondiali, sono i villaggi e i resort. Un 5 stelle equivale ad un 3 stelle, il cibo è immangiabile e il servizio pessimo. Ma di questo parliamo più tardi.

In ogni caso, i cubani sono gentili e cercano sempre di attaccare bottone. Non cascateci però: non è mai in modo disinteressato, ma un cortese declino è sufficiente per farsi lasciare in pace. Per i locali ogni turista è un bancomat a cui estorcere qualcosa, anche 1 solo CUC. Basti pensare che all’Avana i mezzi di trasporto più economici sono gli onnipresenti bici-taxi, i risciò, che allo straniero costano 5 CUC (circa 5 euro) a corsa… una follia.

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Un altro grande problema a Cuba, nel mondo 2.0 è internet. Limitato, controllato, accessibile con modalità allucinanti, richiede l’acquisto di un’apposita tarjeta (tessera) al costo di 2 per 1 ora di connessione che si trova nelle sedi di Etecsa (la compagnia telefonica cubana) o dentro ai grandi hotel. Nel primo caso vi attenderà  una lunga fila e l’obbligo di registrarvi, mentre negli alberghi la pagherete di più (4 o 5 euro) ma senza alcuna registrazione.

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Infine, per comprendere il dramma della censura di uno degli ultimi regimi rimasti sul pianeta, a Cuba esiste il mercato nero e di conseguenza lo spaccio di tessere Wi-Fi. Eh, si, proprio come in altre parti del mondo capita che qualcuno si avvicini sussurrando “hashish, hashish” qui lo stesso accade con il Wi-Fi! E se si è interessati, i “pusher di connessione” tirano fuori dalle scarpe o dai cappelli le tanto agognate schede che consentono di non sentirsi proprio fuori dal mondo.

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Una volta che si è in possesso della tessera, bisogna cercare un hotspot per collegarsi. Per fortuna non è difficile individuarlo: appena si vedono tante persone, giovani e turisti, seduti sul marciapiede o appoggiati a un muro con i telefonini in mano, significa che lì c’è connessione. La scena è sempre la stessa, giorno e notte. E se ci si connette in un hotel, bisogna ricordare di disconnettersi dal sito della compagnia telefonica, altrimenti il credito continua a diminuire fino ad esaurirsi.

Il nostro itinerario

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Siamo arrivati all’Avana col nuovissimo volo diretto dell’Alitalia da Roma e, grazie anche all’aiuto di un referente cubano raccomandatoci da nostri amici, abbiamo organizziamo gli 8 giorni (7 notti) che ci attendevano: 2 notti all’Avana, poi in viaggio passando per Cienfuegos fino Trinidad (circa 4 ore), alloggiando per 3 notti a Playa Ancon in un resort direttamente sulla spiaggia. Prima di rientrare all’Avana abbiamo fatto una sosta a Santa Clara per la visita al mausoleo di Che Guevara e un’altra a Varadero, una gita a Viñales, vallata agricola molto gettonata assieme alla vicina Pinar del Rio, famosa per le migliori piantagioni di tabacco al mondo, e infine altre 2 notti nella capitale.

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Avendo solo 8 giorni a disposizione a posteriori possiamo dire che sono pochi. Per godersi Cuba a 360° servirebbero almeno due settimane, così da alternare le visite culturali a un po’ di relax al mare. L’isola è stretta sì, ma lunga quasi quanto l’Italia, perciò non proprio agevole da girare. In ogni caso, ci siamo concentrati sulle destinazioni più interessanti che sono tutte concentrate, nella parte ovest dell’isola.

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Se avessimo avuto più tempo saremmo andati per un paio di giorni in un resort a Cayo Coco o a Cayo Guillermo, nel centro-nord dell’isola, meravigliose isolette collegate da un terrapieno che le rende facilmente accessibili rispetto a Cayo Largo raggiungibile solo in aereo.

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In breve:

- L’Avana

-Cienfuegos

- Trinidad e Playa Ancon

- Santa Clara

- Varadero

- Viñales e Pinar del Rio

- L’Avana

L’Avana

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Un viaggio a Cuba non può che iniziare dall’Avana, il cuore pulsante del paese. Una metropoli grande, con oltre 2 milioni di abitanti, affacciata sul mare, con scorci indimenticabili e altri che fanno drizzare i capelli.

Le antiche fortezze spagnole, la bellezza delle case coloniali in contrasto con il loro devastante degrado, i giganteschi palazzoni comunisti di cemento grezzo o con colori improponibili, le onnipresenti automobili americane anni ’50 diventate patrimonio del paese e la cui esportazione è persino vietata, la musica ovunque, nei locali, per le strade del centro, dai cellulari dei teenager, l’Avana è l’essenza di Cuba.

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La città è divisa in quattro zone principali. L’Habana Veja, la zona storica, seguita dal Centro Havana, poi il Vedado, la parte nuova che ospita hotel e locali alla moda per la vita notturna ed infine Miramar, tranquillo quartiere residenziale di ambasciate e ville di lusso in affitto a stranieri. Il tutto collegato dal Malecòn, il lungomare di circa 8 km, dove ogni pomeriggio si radunano i giovani e che è il vero simbolo della città.

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Per le prime due notti avevamo prenotato un appartamento al Vedado, una casa particular al sedicesimo piano di un fatiscente palazzone socialista, considerato però di lusso secondo gli standard locali, accanto all’Hotel Melia Cohiba, forse il migliore di tutta l’Avana. Se vi doveste trovare da quelle parti, andate a fare colazione a La Chucheria, Bar economico e davvero meritevole.

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Dal Vedado, con una piacevole passeggiata a piedi lungo il Malecòn, si arriva all’Hotel Nacional, uno dei gioielli dell’Avana, frequentato sin dai primi anni del secolo scorso da capi di stato, star del cinema, uomini d’affari e celebri malavitosi, come testimoniano alcune sale ricoperte fino al soffitto di fotografie di personaggi famosi. Il ristorante Comedator de Aqui è uno dei più eleganti della città, mentre nel Club 1930 si esibivano i Buena Vista Social Club.

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Dato che per gli stranieri l’accesso al Nacional non presenta problemi, anche se non si è ospiti, vale la pena andarci nel pomeriggio e sedersi sulle poltrone nel giardino per un cocktail e bella musica, assaporando questo posto pieno di atmosfere.

La parte dell’Avana tra il Vedado e l’Habana Veja (il centro storico) si chiama Centro Habana ed è una vasta area con alcuni grandi alberghi, l’Università, vari uffici e molte strade disastrate.

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Le case coloniali diroccate, il degrado e la fatiscenza non aiutano certo ad appassionarsi a questa parte della capitale cubana, frequentata solo da gente del posto, il cui territorio si estende fino al Parque Central e al Campidoglio, i due punti di riferimento da dove inizia la parte indubbiamente più bella e caratteristica: l’Habana Veja.

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Ed è proprio qui, nel cuore dell’Avana, nel Parque Central, che si trova anche la maggiore concentrazione di auto d’epoca anni ’50, parcheggiate una accanto all’altra con il chiaro intento di stupire gli stranieri ed invogliarli a fare un giro. Sono un autentico spettacolo e, assieme ai taxi e alle altre auto in transito, fanno sì che ci si sente trasportati in un’altra epoca.

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Il costo del noleggio per 1 ora varia, secondo la capacità di negoziazione del cliente, da 20 a 60 CUC. E se volete un’autista che oltre a portarvi per la città vi racconti anche cose che non sapete, cercate di individuare in uno dei due parcheggi sul Parque Central una decapottabile giallo chiaro (o semplicemente chiedete agli altri autisti) e troverete Amedeo, un romano trapiantato a Cuba molto simpatico che vi farà da cicerone in maniera un po’ bizzarra!

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Intorno al Parque Central si trovano gli edifici più imponenti della città. Il primo è il magnifico Gran Teatro, il palazzo probabilmente più bello ed elegante in assoluto.

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Accanto, contornato da curatissimi giardini s’innalza il Capitolio con la sua gigantesca cupola. Ex sede del Parlamento, oggi è un museo, attualmente chiuso per ristrutturazione.

Affacciato sul Parque Central e accanto al Gran Teatro si trova anche lo storico Hotel Inglaterra, con musica dal vivo nel caffè sotto gli archi del piano strada e uno splendido terrazzo all’ultimo piano dove prendere una Piña Colada ammirando il panorama.

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Dall’altra parte della piazza ci sono il Museo delle Belle Arti, l’Hotel Plaza e si scorge anche la guglia dell’Edificio Bracardi, quello della ricchissima famiglia che possedeva il celebre marchio di Rum.

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Ed è proprio dietro il Museo delle Belle Arti che comincia l’Habana Veja, dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, attraversata dalla sua strada più importante, tutta pedonale, Calle Obispo.

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Non ci si può addentrare nell’Habana Veja, senza una sosta al Floridita, uno dei locali più famosi della città nonché luogo tra i prediletti di Hemingway. E’ proprio frequentando il Floridita che il grande scrittore americano ha fatto conoscere ai cubani il Daiquiri, il cocktail che – si dice – qua non abbia rivali. A noi ha colpito di più l’atmosfera frizzante e la musica del locale oltre alla scultura a grandezza naturale di Hemingway appoggiato al bancone.

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Calle Obispo, come già detto, è l’arteria principale della città vecchia. Percorrendola, tra salsa cubana proveniente da ogni locale che si mischia con quella dei musicisti di strada, ma anche con quella che arriva dalle case o dai telefonini, si raggiungono i luoghi più celebri della città. Il primo è la storica Farmacia Johnson, preservata da oltre un secolo nella sua originaria bellezza.

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Poco dopo si trovano anche l’Hotel Florida, dove merita affacciarsi per ammirare la bellezza del patio interno, seguito dal Cafè Paris, uno dei locali più noti per ascoltare dal vivo musica di qualità sorseggiando dei cocktail tipici.

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Subito dopo ci si imbatte nell’Hotel Ambos Mundos dove ha vissuto per 10 anni Hemingway prima di trasferirsi per 30’anni nella sua finca fuori città. Al quinto piano c’è la stanza abitata dallo scrittore, mentre al sesto c’è una spettacolare terrazza dove andare per gustarsi un Mojito pomeridiano e un sigaro. Ambos Mundos è anche uno dei principali punti per le “faticose” connessioni wi-fi.

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Un’altra sosta obbligata, ma estremamente turistico è la Bodeguita del Medio, locale famoso per la musica e il Mojito e anche lui legato storicamente alla presenza di Hemingway.

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Dopo queste soste, spesso obbligate anche per i gruppi musicali che suonano ovunque, si arriva, una dopo l’altra, alle 4 piazze più belle della città: Plaza de la Catedral e Plaza de Armas, poi Plaza San Francisco e, leggermente in disparte, Plaza Veja, l’unica su cui non sorge una chiesa.

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Subito dopo l’Hotel Ambos Mundo, si giunge a Plaza del Armas, con il Castillo de la Real Fuerza, il Palacio de los Capitanes Generales e l’Hotel Santa Isabel, uno dei più belli della città. Da qui, spingendosi fino all’estremità del promontorio dell’Habana Veja ci si trova di fronte al Canal de Entrada, unico accesso al porto, protetto dalla bella fortificazione de Il Castillo del Moro, che si ammira meglio dalla passeggiata di Melacòn, e dalla Fortaleza de la Cabana, la più grande fortezza costruita dagli spagnoli in America.

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Accanto a Plaza de Armas c’è Plaza de la Catedral, davvero caratteristica. Di fronte alla Cattedrale c’è Callejon del Chorro, una piccola stradina chiusa piena di ristorantini che non potete non vedere. Prenotate al Paladar Dona Eutimia, uno dei ristoranti migliori dell’Avana, non importa se a pranzo o a cena, e assaggiate la Roba Veja. Eccezionale!

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Percorrendo Calle Mercaderes, forse la via più elegante dell’Havana Vieja, raggiungete Plaza Veja, dove merita mangiare al ristorante Vitrola, all’angolo, con ottima musica rigorosamente dal vivo. Raccomandatissimo.

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L’ultima è Plaza San Francisco, dove s’innalza la vecchia sede della Borsa e la Basilica di San Francesco di Assisi. Di fronte si trova anche il bellissimo Terminal Sierra Maestra.

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Per completare i suggerimenti “culinari”, anche se non c’entra nulla con la parte vecchia, c’è un posto straordinario che purtroppo siamo riusciti solamente a visitare senza mangiarci, in quanto per un tavolo bisognava prenotare con una settimana di anticipo. Si chiama San Cristobal e si trova nella zona di Centro Habana. Con arredi e atmosfera davvero unici, San Cristobal è diventato ancor più celebre dopo che Byonce, a Cuba per un concerto, ci ha mangiato raccomandalo poi all’amica Michelle Obama che a sua volta ci è andata a cena col marito durante la storica visita a Cuba nel 2014.

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Infine, a chi sostiene che Habana Veja sia sin troppo ristrutturata e turistica, bisogna ricordare che subito dopo Plaza Veja si trova la zona di Belen, fra Calle Oficios e Calle San Ignacio. Non mancatela! Palazzi coloniali diroccati, muri scrostati, bambini scalzi seduti sui gradini delle case, scene di profonda miseria e povertà ma nulla di pericoloso. Semplicemente uno spaccato di vita Cubana autentico, scioccante, istruttivo ed illuminante.

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Da li in pochi attimi si raggiunge il Mercato coperto, molto pubblicizzato, che però ha da tempo perso la sua funzione originaria ed oggi rappresenta un grande spazio di bancarelle dove si vende ogni tipo di cianfrusaglia per turisti, quadri, scatole di sigari, statuine di legno e quant’altro. Se avete acquisti da fare per regalini e souvenir è il posto giusto.

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Passeggiando per l’Avana si incontrano in continuazione personaggi bizzarri, tra cui donne vestite con abiti tradizionali e grandi sigari in bocca. Non pensate che siano lì per caso. Si fanno sì fotografare, anche insieme a voi, ma chiedono sempre una mancia che non può essere sotto 1 o 2 CUC. Altrimenti si offendono.

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Non si può fare un viaggio a Cuba senza visitare una fabbrica dove si preparano i migliori sigari del mondo. Noi siamo stati alla Partagas (Calle San Carlo 816). Bisogna acquistare il biglietto in anticipo, presso gli uffici turistici situati negli alberghi. Basta chiedere.

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La visita della fabbrica, situata nell’Avana Centrale (nella vecchia sede alle spalle del Capitolio c’è ora solo il negozio) dura circa mezz’ora ed è un’esperienza unica come anche il caldo che fa all’interno. Si può vedere tutto il processo con cui un sigaro cubano – Cohiba, Monte Cristo, Rome y Julieta e altri – prende forma, tutto rigorosamente “a mano”. Si gira per i piani sbirciando dalle porte ed ammirando il lavoro dei circa 250 operai che, a suon di musica, lavorano come cent’anni fa.

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Pur sapendo che non è una bellezza, per pura curiosità storica, siamo andati anche in Plaza della Revolucion, luogo simbolo del Regime dove Fidel e gli altri esponenti del regime hanno tenuto i loro storici discorsi e dove ultimamente si è tenuta la cerimonia da cui è partito il feretro di Fidel alla volta di Santiago dove poi è stato sepolto.

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Urbanisticamente inguardabile rispetto al resto della città, in tipico stile totalitarista, oltre al Memoriale Josè Martì (di rara bruttezza) ci sono anche i due palazzi governativi sulle cui facciate sono raffigurati i volti di Che Guevara e Fidel Castro.

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Simile è anche l’esperienza del centralissimo Museo della Revolucion, situato in uno splendido palazzo storico merita solo per curiosità storica con il chiaro avvertimento che si tratta di “propaganda” pura. In ogni caso, è una buona occasione per ripercorrere la cronologia degli eventi dal 1956 in poi e dare un senso all’impresa di Fidel Castro, Che Guevara e compagni, e stupirsi di come ci siano riusciti.

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Accanto al museo si trova anche il Granma Memorial, dal nome della barca con cui i rivoluzionari raggiunsero Cuba dal Messico. Nel Mausoleo sono esposti alcuni mezzi, tra cui un carro armato, un aereo e un camioncino crivellato di colpi, con cui fu sconfitto il regime di Battista. Da non credere!

Cienfuegos – Trinidad – Playa Ancon – Valle de los Ingenios – Parque Natural Topes de Collantes

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La mattina del terzo giorno abbiamo lasciato la capitale con il nostro autista faticosamente reperito. E’ solo un dettaglio il fatto che sia arrivato a prenderci con un’ora di ritardo sostenendo di aver bucato (una delle scuse più gettonate per i cubani per giustificare la loro grande inaffidabilità), e quindi ci siamo diretti verso Trinidad.

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L’auto era una Emgrand, berlina cinese imitazione della Mercedes classe C che è tra le poche auto moderne a Cuba e con aria condizionata. Il fatto che nessuna delle cinture di sicurezza funzionasse è un dettaglio trascurabile, soprattutto in un paese dove molte auto non le hanno proprio.

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Prendiamo l’autostrada, abbastanza disastrata ma per fortuna quasi deserta. A Cuba il traffico è pressoché inesistente, persino nella capitale. Lungo la strada in compenso ci sono tante persone che fanno l’autostop, con banconote in mano per invogliare gli autisti a dargli un passaggio.

Per chi affitta un’auto, invece, la nostra raccomandazione è di fare attenzione alle buche, agli animali e alle carrozze che si trovano ad attraversare persino l’autostrada.

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Dopo 250 km in direzione sud est arriviamo alla nostra sosta intermedia, la città di Cienfuegos, chiamata anche “La Perla del Sud”.

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Il suo porto è uno dei principali del paese, da dove si esportano zucchero e tabacco, anche se tale importanza non si percepisce assolutamente passeggiando per le strette viuzze con case basse e bancarelle di frutta.

Il centro, Patrimonio dell’Unesco, vanta il più maggior numero di edifici coloniali nei Caraibi, ma a nostro avviso non è così interessante come si dice. La piazza centrale è carina, poi c’è una lunga strada pedonale turistica e piena di negozi e nulla di più. Insomma, da vedere di passaggio.

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Lasciata Cienfuegos, sulla strada per Trinidad dopo Playa Rancho Luna, ci siamo fermati a mangiare al Ristorante Papito La Campana, una capanna dove servono cucina cubana molto buona ed economica, e dopo un’altra oretta siamo arrivati finalmente a Trinidad, considerata la città più bella di Cuba, anche perché abbina montagna, campagna, mare e storia in un unico luogo.

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Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco (questa volta meritatissimo), ex importante centro di coltivazione dello zucchero, ha tutt’oggi il sapore delle grandi piantagioni, di schiavi e di abitudini coloniali, di tabacco, musica e rum.

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Tranne la parte centrale tutto il resto, è inutile dirlo, giace nel solito degrado e povertà del paese, ma quelle stradine ricoperte di ciottolato, le coloratissime case dalle altissime finestre e gli androni che sembrano delle opere d’arte sono la vera essenza di Cuba. Uno spettacolo di sensazioni e atmosfere caraibiche da cartolina, abbinate alla musica che qui, come all’Avana, scorre nel sangue della gente.

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Considerata la distanza minima, circa 10 chilometri da Trinidad, abbiamo deciso di soggiornare per tre notti in uno dei resort all inclusive a Playa Ancon, la spiaggia più bella del sud.

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Playa Ancon è uno dei primi luoghi trasformati in posto di villeggiatura dopo la Rivoluzione e, dobbiamo ammetterlo, questo “primato” purtroppo si vede. Le tre strutture alberghiere presenti sulla spiaggia sono di rara bruttezza, vecchie e ridotte davvero male. C’è un 3 stelle e due 4 stelle, ma cambia poco e niente. Anzi, dicono che quello dove stavamo noi per mancanza di disponibilità negli altri, l’Hotel Ancon (appunto il 3*), fosse il più raccomandato della zona.

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All inclusive (a basso costo) con cibo discutibile, lettini da spiaggia in plastica, teli da mare logori e odore di vecchio, il tutto condito da un’atmosfera da vero socialismo anni ‘80. D’altro canto la spiaggia era meravigliosa, con palme, sabbia fina e bianchissima e mare cristallino. Della serie: come rovinare un paradiso tropicale!

Dato, però, che la natura comunque prevale, bastava voltare le spalle all’albergo e ammirare il tramonto per sentirsi bene.

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La sera ovviamente è d’obbligo andare a Trinidad che si anima di musica e allegria. Da non mancare lo storico locale La Canchanchara, vero tempio della salsa e dell’omonimo liquore.

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Per cena un indirizzo raccomandatissimo è il Paladar Malivran per un piatto di aragosta, gamberi e pesce a prezzo fisso (15 euro), ottima musica, a un passo dalla Cattedrale e dalla famosa scalinata dove si balla tutte le sere. Ottimo posto.

Trinidad offre anche la possibilità, oltre a prendere il sole a Playa Ancon, di visitare due luoghi naturalistici molto interessanti

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Il primo è la Valle de los Ingenios, una lunga vallata che si estende alle spalle di Trinidad con le piantagioni di canna da zucchero, gruppi di palme e alberi di banano che, per conformità geografica e paesaggio le sono valse l’inserimento tra i Patrimoni dell’Umanità.

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Oltre ad ammirare la vallata dal Belvedere (mirador) situato appena si esce da Trinidad, la si può attraversare con il treno a Vapore che parte dalla stazione di Trinidad al mattino o in macchina fino al villaggio di Manaca Iznaga, conglomerato di poche case raccolte intorno alla casa coloniale che all’epoca era al centro di una vastissima azienda di produzione di zucchero.

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Già dalla strada si scorge in mezzo alla campagna la Torre campanaria, alta quasi 45 metri, costruita per poter controllare il lavoro degli schiavi nelle piantagioni. Un luogo suggestivo ed affascinante.

Infine, sempre da Trinidad, addentrandosi questa volta in montagna lungo una ripida strada di 18 chilometri di curve, si giunge in un’altra dimensione: clima fresco, almeno rispetto alla vallata, vegetazione rigogliosa e atmosfera da montagna, tra percorsi di trekking e tavoli da picnic.

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Ed è qui, nel Parco Nazionale di Topes de Collantes che ci avevano indicato la famosa cascata in mezzo alla foresta, dove fare un bagno rinfrescante. Quello che avevano mancato di aggiungere, invece, era che ci si arriva dopo circa un’ora (anche se sui cartelli dell’ingresso sono indicati 45 minuti) lungo un sentiero talmente ripido in discesa da sembrare più che altro un percorso di arrampicata.

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Certo, una volta arrivati, tuffandosi nell’acqua ghiacciata, ci si sente appagati dalla fatica, salvo il perdurante pensiero che poi si deve ritornare su!

La nostra salvezza sono stati degli ingegnosi abitanti del loco che, a circa metà sentiero, proprio quando le forze ci stavano abbandonando, ci sono venuti incontro con cavalli e un asino proponendo un passaggio quasi fino all’entrata del parco. I 5 CUC (a testa) meglio spesi a Cuba!

Santa Clara – Varadero – Viñales – L’Avana

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Trascorsi in pieno relax i tre giorni a Trinidad fra musica, mare e tramonti da favola, il ritorno verso l’Avana prevedeva una sosta a Santa Clara, una grande città lungo l’autostrada il cui unico punto di interesse è il Mausoleo di Che Guevara. E’ proprio a Santa Clara che, nel 1958, Ernesto Che Guevara e compagni hanno tenuto la battaglia che ha segnato la sconfitta del regime di Battista.

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Dopo Santa Clara, proseguendo sulla carretera central, con una piccola deviazione abbiamo fatto sosta a Varadero che si trova a circa 130km dall’Avana. Tutti ce l’avevano sconsigliata sostenendo che non si tratta della vera Cuba bensì di un complesso turistico molto artificiale. Già amata e considerata tra le più belle località dell’isola prima della rivoluzione, questa lunghissima spiaggia con mare di color azzurro che si estende per 20 km continua ad essere denigrata e snobbata dagli amanti della vera Cuba per motivi soprattutto ideologici.

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In effetti la penisola su cui sorgono i quasi 50 alberghi e resort all inclusive per una gran parte è un conglomerato turistico a cui si accede solo con prenotazione. Noi essendo solo di passaggio ci siamo fermati nella Ciudad di Varadero all’altezza della Calle 31. Abbiamo trovato una spiaggia meravigliosa, acqua incredibile e, naturalmente, la solita situazione cubana di edifici diroccati ed abbandonati praticamente a ridosso del mare, un albergo sventrato e quant’altro. Però, a scapito di tutto questo, Varadero non ci è sembrata affatto male e ancora non comprendiamo tutta l’ostilità. Se ci capitate, andate a mangiare da Salsa Suarez, ottimo ristorante di pesce a pochi metri dalla spiaggia.

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Tra Varadero e l’Avana si trova anche Playa del’Este, la spiaggia della capitale, dove gli havaneri trascorrono il fine settimana, ovviamente a ritmo di salsa!

Ritornati all’Avana  – e rendendoci conto che alla fin fine se uno vuole vivere quel valore aggiunto di Cuba fatto di musica, mojito, sigari, danza e spettacoli, il luogo migliore è qui – ci siamo goduti la città passeggiando per le sue strade e fermandoci di continuo per mangiare o bere qualcosa e ascoltare i vari gruppi che qui si esibiscono.

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Pur essendo curiosi, non siamo andati, invece, in una delle celebri discoteche, le Case della Musica, del Centro e del Vedado perché aprono a mezzanotte, quando invece termina la musica del locali di Habana Veja. Ci hanno spiegato che sono diverse dalle discoteche come le intendiamo noi. La musica è rigorosamente dal vivo e ci sono ballerine che fanno spettacoli molto interessanti. Qua si trovano anche le jineteros, giovani ragazze (e ragazzi) che attendono di essere invitati ad entrare dagli stranieri che si recano nei locali, e poi passano la serata insieme dietro compenso. Onestamente non ci è dispiaciuto non vedere simili scene anche se si tratta del costume cubano.

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Infine, quello che mancava per completare la nostra esplorazione di Cuba era la zona di Pinar del Rio, a circa due ore di auto a ovest dell’Avana. Agricola e autentica, è lì che cresce il miglior tabacco del mondo!

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Il luogo più turistico è la Valle de Viñales, una vallata contornata da caratteristiche colline, molte grotte e un gigantesco murales preistorico (mural de la prehistoria), o – almeno secondo noi – spacciato come tale per i turisti delle crociere che vengono portati qui con dozzine di pullman!

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Poco oltre Viñales tornando verso L’Avana, si trova anche Cayo Levisa, una piccola isoletta raggiungibile con 30 minuti di ferry su cui c’è una spiaggia meravigliosa per i pochi fortunati che riescono a trovare posto per dormire nell’unico hotel.

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Ci sono mancati, come abbiamo già scritto, tre-quattro giorni di relax in qualche Cayo, i luoghi di mare più belli dell’isola, dove non c’è null’altro che sabbia, acqua e cielo.

Questo è stato il nostro viaggio a Cuba, così come l’abbiamo vissuta. Intensamente, velocemente (almeno secondo i canoni tradizionali), ma godendoci anche un po’ di mare. E’ una terra che all’inizio può avere un impatto decisamente negativo, ma poi, abituandosi ai ritmi lenti e sfaccendati, al degrado e alla povertà, conquista immancabilmente.

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Anche perché si tratta davvero di una nazione unica al mondo, finché durerà, piena di contraddizioni, restrizioni e censura, con un modello economico degno del peggior totalitarismo, ma ciononostante avvolta nel ritmo contagioso della musica, dei colori e della vivacità tipicamente caraibica.

Buen Viaje!

 

La Mappa del nostro viaggio a Cuba